Libertà di scelta tra molti emittenti contro il catalogo della casa: ecco perché l'indipendenza conta quando si distribuisce il rischio sui certificati.
Quando si valuta un certificato, gli occhi corrono su rendimento e barriera, e quasi mai sulla domanda più importante: chi lo emette? Eppure è lì che abita il rischio numero uno dello strumento, perché se l'emittente fallisce l'investitore diventa un suo creditore. Per questo la diversificazione degli emittenti è cruciale: distribuire i certificati su più nomi diversi evita di legare una fetta troppo grande del patrimonio alla solidità di una sola banca. In questo articolo vediamo come funziona il rischio emittente, qual è la regola pratica per gestirlo (almeno quattro emittenti, e adesso vedrai perché proprio quattro), e per quale motivo un consulente indipendente, libero di scegliere sull'intero mercato, è nella posizione migliore per applicarla davvero.
Il rischio meno noto dei certificati: l'emittente
Un certificato è, tecnicamente, un'obbligazione di chi lo emette: una banca si impegna a pagare le cedole previste e a rimborsare il capitale secondo le regole del prospetto. Finché quella banca è solida, tutto funziona a prescindere dai suoi bilanci: i flussi dipendono dal sottostante, non dagli utili dell'emittente. Ma nello scenario estremo del default, il certificato entra nel fallimento come gli altri debiti: si diventa creditori, con tempi e percentuali di recupero incerti.
È un rischio indipendente da tutto il resto, ed è questo a renderlo insidioso: puoi aver scelto il sottostante perfetto, la barriera più difensiva e la scadenza ideale, e portare comunque a casa il rischio della firma. Per lo stesso motivo non si «vede» nei grafici dello strumento: per valutarlo bisogna guardare la banca dietro al prodotto, la sua solidità e il suo peso complessivo nel tuo portafoglio.
Va detto con onestà: per gli emittenti vigilati dei mercati regolamentati il default è uno scenario raro. Ma raro non significa impossibile, e la storia finanziaria, anche recente, lo ricorda. La buona notizia è che questo rischio, a differenza dell'andamento dei mercati, si gestisce quasi interamente con una regola di costruzione del portafoglio: non dipendere mai troppo da un solo nome.
Diversificazione degli emittenti: la regola pratica
La regola è semplice da enunciare: i certificati in portafoglio devono provenire da almeno quattro emittenti diversi, e nessun emittente deve pesare in modo decisivo sul totale. La matematica spiega il perché: con tutto il capitale in certificati distribuito su soli tre o quattro nomi, ogni singola banca pesa dal 25% al 33% di quella componente. Significa che il destino di un solo istituto potrebbe decidere le sorti di un terzo del tuo investimento: troppo, per quanto solido sia il nome.
Salendo a cinque, sei o più emittenti, ogni posizione scende sotto la soglia di guardia, e il rischio emittente passa da minaccia esistenziale a incidente assorbibile. È la stessa logica del non mettere tutte le uova nello stesso paniere, applicata però a un livello che quasi nessuno guarda: non i sottostanti, non i settori, ma le firme in calce agli strumenti. Un paniere può sembrare diversificato perché contiene dieci certificati su dieci sottostanti diversi e nascondere il fatto che otto portano la stessa firma.
| Numero di emittenti | Peso di ciascuno sul capitale in certificati |
|---|---|
| 2 | 50% |
| 3 | circa 33% |
| 4 | 25% |
| 5 | 20% |
| 6 o più | 17% o meno |
La tabella ipotizza pesi uguali, ma il principio resta anche con pesi diversi: la domanda di controllo è sempre «se questo emittente avesse problemi domani, quanto del mio capitale sarebbe coinvolto?». Sopra il 25%, la risposta dovrebbe mettere a disagio.
Perché solo un indipendente la fa davvero bene
Qui entra in gioco un fatto poco noto, che riguarda chi ti propone gli strumenti. Una banca o una rete che colloca certificati tende, per struttura, a proporre quelli emessi dal proprio gruppo o dai partner commerciali: è il suo catalogo, ed è lì che maturano i suoi margini. Il risultato, per il cliente, è una concentrazione silenziosa: certificati anche validi singolarmente, ma firmati in gran parte dalla stessa casa, spesso proprio quella dove è depositato il conto.
Un consulente indipendente parte da una posizione opposta: nessun emittente «di casa», nessun margine sul collocamento, nessun obbligo di catalogo, libertà di scegliere sull'intero mercato tra tutte le banche che emettono. La selezione può così seguire solo i criteri giusti, dalla solidità dell'emittente alla qualità della struttura, e la regola dei quattro o più nomi diventa applicabile sul serio. Non è una questione di bravura, ma di vincoli: non si può diversificare davvero pescando da un solo catalogo.
Emittente e garanzia dei depositi: un equivoco da chiarire
Su questo punto circola un equivoco pericoloso: «tanto c'è la garanzia fino a 100.000 €». No: quella garanzia, gestita dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, copre i depositi in conto corrente, non gli strumenti finanziari. I certificati non vi rientrano, così come non vi rientrano azioni e obbligazioni: in caso di default dell'emittente non c'è alcun fondo che rimborsa, nemmeno se il certificato è custodito in una banca diversa da quella che lo ha emesso.
La protezione, per gli strumenti, passa da altre vie: la separazione patrimoniale per ciò che è depositato a tuo nome, e soprattutto la diversificazione per il rischio di chi emette. Saperlo cambia il modo di costruire il portafoglio: la sicurezza non va presunta, va progettata.
Come si costruisce un paniere ben diversificato
Nella pratica, un paniere di certificati ben fatto distribuisce il rischio su più assi contemporaneamente. Gli emittenti, prima di tutto: almeno quattro, di gruppi bancari realmente distinti, con pesi equilibrati. Poi le barriere, su livelli diversi di protezione, e le scadenze, scaglionate nel tempo perché non arrivino tutte insieme nello stesso semestre. Infine i sottostanti, scelti su settori e aree geografiche differenti, privilegiando quelli meno volatili.
Il risultato è una componente di portafoglio in cui nessun singolo evento, il default di una banca, il crollo di un settore, una scadenza infelice, può fare danni decisivi. Per dare un'idea della pratica, nella ristrutturazione di un portafoglio reale seguita per il recupero delle minusvalenze il paniere è stato costruito con 18 certificati di quattro tipologie diverse più uno strumento sull'oro: tanti strumenti, tante firme, nessuna dipendenza da un nome solo. Le guide di educazione finanziaria della Consob sui prodotti complessi insistono sul punto di partenza: capire chi emette e cosa si possiede. Il glossario di Borsa Italiana aiuta con i termini tecnici, dalla barriera al sottostante.
Domande frequenti
Cos'è il rischio emittente?
È il rischio legato alla solidità della banca che emette il certificato: in caso di suo fallimento si diventa creditori dell'emittente, con recupero incerto. Non dipende dall'andamento del sottostante ed esiste anche nei certificati più prudenti.
Quanti emittenti servono?
La regola pratica è almeno quattro, realmente distinti, con pesi equilibrati. Fermarsi a tre o quattro nomi significa già affidare a ciascuno il 25-33% del capitale in certificati: la soglia oltre cui un singolo default farebbe danni seri.
I certificati sono garantiti come i depositi?
No: la garanzia dei depositi copre i conti correnti fino a 100.000 €, non gli strumenti finanziari. Per i certificati la protezione dal rischio emittente è una sola: non concentrare il capitale su pochi nomi.
Perché la banca non diversifica gli emittenti?
Per struttura, non per pigrizia: il catalogo di una rete privilegia i certificati del proprio gruppo o dei partner, dove maturano i margini di collocamento. La diversificazione vera richiede libertà di scelta sull'intero mercato, che è la condizione di partenza di un indipendente.
In sintesi
Il rischio più importante di un certificato non si vede nel prospetto dei rendimenti: è la firma di chi lo emette. Si gestisce con una regola precisa, almeno quattro emittenti realmente diversi e nessun nome dominante, ricordando che la garanzia dei depositi qui non c'entra nulla. E si applica davvero solo quando chi seleziona gli strumenti è libero di pescare sull'intero mercato, senza un catalogo di casa da privilegiare.
Prima di guardare il rendimento del prossimo certificato, quindi, fai l'inventario delle firme che hai già in portafoglio: se si ripetono, la tua diversificazione è meno solida di quanto sembri. È un controllo che richiede dieci minuti e che vale, letteralmente, la differenza tra un incidente e un disastro.
Guarda il video
Vuoi vedere un paniere diversificato? Guarda il video qui sotto: al minuto 09:53 ti mostro un paniere di certificati con barriere e scadenze diverse, diversificato anche per emittente; al minuto 10:13 ti spiego la regola della rovina statistica e perché contenere le perdite è la priorità di ogni portafoglio.





