«Come un veliero nella tempesta: quando serve, si riducono le vele per proteggere il capitale.»

Come superare le crisi di mercato e i ribassi: gli strumenti oltre la diversificazione classica

Nel crollo dell'aprile 2025 i portafogli con certificati hanno limitato le perdite al 6-9%, contro il 15-20% dei soli ETF, recuperando in pochi mesi.

«Avevo diversificato, eppure quando i mercati sono crollati è sceso tutto insieme.» Se ti è successo, non sei solo, e soprattutto non ti sbagliavi: è andata esattamente così. La diversificazione classica riduce il rischio specifico, ma nelle crisi sistemiche le correlazioni salgono e le diverse classi di investimento scendono in coro. Per superare le crisi di mercato e i ribassi servono strumenti che vanno oltre: le barriere dei certificati, l'alleggerimento delle posizioni (il cosiddetto Risk Off) e la rotazione degli strumenti. In questo articolo vediamo come funzionano questi tre presidi, perché la diversificazione da sola non basta e come hanno retto nei crolli veri: 2020, 2022 e la primavera del 2025.

«Avevo diversificato, eppure è sceso tutto»: perché succede

La spiegazione sta nella differenza tra due rischi che spesso si confondono. Il rischio specifico riguarda il singolo titolo, settore o emittente: la diversificazione lo elimina quasi del tutto, perché la crisi di uno è compensata dagli altri. Il rischio sistemico riguarda invece il mercato nel suo complesso: quando arriva una pandemia, una guerra o uno shock commerciale, la paura colpisce tutto insieme, e strumenti che di solito si muovono in modo indipendente cominciano a scendere all'unisono.

È un fenomeno documentato: nelle fasi acute le correlazioni tra mercati salgono proprio quando vorresti che scendessero. Per questo chi aveva «un po' di tutto» si è comunque ritrovato in rosso ovunque: la diversificazione aveva fatto il suo lavoro contro i rischi singoli, ma il crollo generalizzato è un avversario diverso, che richiede strumenti diversi. Non è un motivo per buttare la diversificazione, che resta il fondamento: è il motivo per non fermarsi lì.

Gli strumenti per superare le crisi di mercato, oltre la diversificazione

I presidi aggiuntivi sono tre, e lavorano su piani complementari: il primo è incorporato negli strumenti, il secondo agisce sull'esposizione complessiva, il terzo sulla qualità dei componenti. Nessuno dei tre richiede di prevedere i mercati: richiedono di essere predisposti prima, e di seguire le regole quando arriva il momento.

Le barriere dei certificati: protezione incorporata

Il primo presidio si costruisce dentro il portafoglio, prima della crisi. I certificati con barriera incorporano una protezione: il sottostante può scendere anche in modo importante e, finché il ribasso resta sopra la barriera, il capitale a scadenza è protetto e le cedole continuano ad arrivare. In un crollo, questa caratteristica cambia la matematica del portafoglio: una parte degli strumenti non segue il mercato punto per punto, ma assorbe l'urto entro i margini stabiliti.

È la differenza tra una protezione sperata e una protezione scritta nel prospetto. La barriera non dipende dal sangue freddo di nessuno: lavora da sola, era già lì prima della tempesta, e nel frattempo le cedole incassate continuano ad alimentare il piano anche negli anni storti.

L'alleggerimento (Risk Off): ridurre le vele nella tempesta

Il secondo presidio è una manovra: quando i mercati entrano in una fase di turbolenza conclamata, si riducono alcune esposizioni e si tiene una parte del portafoglio liquida, pronta a rientrare. È il veliero che ammaina parte delle vele quando il vento diventa pericoloso: non smette di navigare, ma evita di farsi strappare l'albero.

Il punto decisivo è che l'alleggerimento segue regole definite prima, non l'emotività del momento: si riduce secondo criteri, si rientra secondo criteri. Ed è una manovra che una gestione legata alle commissioni sui prodotti tende a non fare mai, perché alleggerire significa far uscire capitale da ciò che genera provvigioni.

La rotazione: tagliare i rami secchi anche in crisi

Il terzo presidio è la manutenzione: nei mercati difficili non tutto soffre allo stesso modo, e la rotazione sposta il capitale dagli strumenti che hanno smesso di funzionare verso quelli più adatti alla nuova fase. Anche le crisi hanno i loro relativi vincitori, settori e aree che tengono meglio degli altri, e la revisione periodica serve proprio a non restare ancorati alla mappa del mondo precedente. Dopo un crollo, è anche ciò che prepara il recupero: si riparte con i componenti giusti, non con il portafoglio di prima per inerzia.

La prova nei crolli reali

Gli strumenti si giudicano nelle tempeste vere, e gli ultimi anni ne hanno offerte parecchie. Nel crollo dell'aprile 2025, innescato dai dazi americani, i portafogli passivi di soli ETF sono arrivati a perdere il 15-20%, mentre i portafogli costruiti con la componente di certificati e le regole di rischio hanno contenuto l'oscillazione negativa tra il 6 e il 9%. Il recupero ha completato il quadro: tutti i portafogli con almeno sei mesi di vita hanno riassorbito le perdite, il più lento in quattro mesi, con nuovi massimi a fine anno.

Non era la prima prova, e nemmeno la più dura: la simulazione di lungo periodo partita nel 2019 ha attraversato il crollo Covid del 2020 e la guerra in Ucraina del 2022 chiudendo il quadriennio all'11,76% annualizzato, in un contesto che definire da crash test è poco. La lezione dei casi reali è sempre la stessa: le crisi non si prevedono, si preparano. Chi entra nella tempesta con barriere, regole di alleggerimento e un metodo di rotazione ne esce con perdite contenute e tempi di recupero brevi; chi ci entra «diversificato e basta» subisce il mercato per intero.

La regola d'oro: contenere le perdite entro il 25-30%

Dietro tutti e tre gli strumenti c'è un principio quantitativo che vale da bussola: le perdite massime vanno contenute entro la soglia critica del 25-30%. Il motivo è la matematica asimmetrica dei recuperi: da un -10% si risale con un +11%, ma da perdite molto profonde la risalita richiede guadagni doppi o tripli, e i tempi si allungano da mesi ad anni. Sotto quella soglia, statisticamente, il recupero diventa un'impresa.

Per questo l'obiettivo di una gestione seria non è massimizzare i guadagni nelle fasi buone, ma evitare le perdite insostenibili in quelle cattive: è lì che si vince o si perde il decennio. I tre strumenti visti sopra servono esattamente a presidiare quella soglia, ciascuno dal suo lato. Le guide di educazione finanziaria della Consob insistono sulla coerenza tra rischio del portafoglio e capacità di sopportarlo: la soglia del 25-30% è la traduzione operativa di quel principio.

Domande frequenti

La diversificazione basta nelle crisi?

No: elimina il rischio specifico, ma nei crolli sistemici le correlazioni salgono e scende quasi tutto insieme. Resta il fondamento del portafoglio, ma va integrata con barriere, alleggerimento e rotazione.

Cosa fa la barriera di un certificato?

Stabilisce il livello di ribasso entro cui il capitale a scadenza resta protetto: finché il sottostante non scende sotto la barriera, lo strumento rimborsa per intero e nel frattempo paga le sue cedole. È una protezione scritta nel prospetto, che lavora da sola anche nei crolli.

Cos'è il Risk Off?

È l'alleggerimento delle esposizioni nelle fasi di turbolenza: si riducono alcune posizioni e si tiene liquidità secondo regole stabilite prima, per poi rientrare quando la tempesta passa. Riduce la profondità delle perdite, che è ciò che conta per recuperare in fretta.

I portafogli recuperano dopo i crolli?

I mercati storicamente sì, ma i tempi dipendono dalla profondità della caduta: per questo l'obiettivo è contenere le perdite entro il 25-30%. Nel crollo del 2025, i portafogli gestiti con queste regole hanno recuperato tutto in pochi mesi.

In sintesi

Le crisi di mercato non si evitano e non si prevedono: si preparano. La diversificazione resta il primo presidio, ma da sola non basta quando scende tutto insieme; servono le barriere dei certificati, che proteggono per costruzione, l'alleggerimento secondo regole, che riduce l'esposizione quando la tempesta è conclamata, e la rotazione, che tiene in squadra solo gli strumenti adatti alla fase in corso. La bussola quantitativa è una: mai lasciare che le perdite superino la soglia critica del 25-30%.

I crolli del 2020, del 2022 e del 2025 hanno dato il verdetto sul campo: stessi mercati, danni molto diversi a seconda degli strumenti e delle regole con cui li si è attraversati. La prossima crisi arriverà, come sempre: la differenza la farà ciò che avrai messo in portafoglio prima.

Guarda il video

Vuoi vedere come hanno retto i portafogli nelle crisi vere? Guarda il video qui sotto: al minuto 14:20 ti mostro come la simulazione abbia superato il Covid del 2020 e la guerra in Ucraina del 2022 con un rendimento dell'11,76% in un contesto da crash test; al minuto 09:18 ti spiego come funziona la barriera di protezione.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Gli andamenti citati si riferiscono a periodi e casi specifici: i mercati comportano rischi e i recuperi passati non garantiscono quelli futuri.

Approfondimenti

Fonti esterne: Consob – investor education; MSCI World – indice azionario globale.

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