Certificati a capitale protetto: protezione del capitale a scadenza

Certificati a capitale protetto: come funzionano

Partecipare ai mercati proteggendo il capitale a scadenza, se l'emittente resta solvibile: come funziona la protezione, qual è il prezzo da pagare e quando ha davvero senso sceglierli.

C'è un momento in cui investire fa più paura del solito: quando il capitale ti serve davvero, magari a una data precisa, e l'idea di vederlo ridursi è insopportabile. È esattamente la situazione per cui esistono i certificati a capitale protetto, strumenti costruiti per farti partecipare ai mercati restituendoti, a scadenza, almeno la quota di capitale stabilita in partenza. Sembra troppo bello per essere vero, e infatti un prezzo c'è, ed è giusto conoscerlo prima: in cambio della protezione rinunci a parte del rendimento potenziale, e la tutela vale a scadenza, non in ogni momento della vita dello strumento. In questo articolo vediamo come funzionano, dove sta il loro costo implicito e quando convengono davvero, con l'onestà che un tema come la "protezione" merita.

Cosa sono i certificati a capitale protetto

Nella mappa delle famiglie di certificati, quelli a capitale protetto occupano lo scaffale più prudente: sono gli strumenti che, alla scadenza fissata, rimborsano una quota predefinita del valore nominale, tipicamente il 100%, a prescindere da come è andato il sottostante. Se l'indice o il titolo di riferimento è salito, partecipi al rialzo secondo le regole dello strumento; se è sceso, anche di molto, a scadenza ricevi comunque almeno il livello di protezione stabilito all'emissione.

La logica è quella di un titolo con un'assicurazione incorporata: dentro lo stesso strumento convivono la componente che insegue il mercato e quella che fa da paracadute. Per chi è rimasto fuori dai mercati per paura, o per chi ha una somma intoccabile con una data segnata sul calendario, è una categoria che cambia i termini del problema: la domanda non è più "rischio o non rischio?", ma "quanto rendimento sono disposto a scambiare con la protezione del capitale a scadenza?".

Come funzionano i certificati a capitale protetto

Il funzionamento si capisce guardando i due numeri che definiscono ogni strumento di questa famiglia: il livello di protezione e la regola di partecipazione al rialzo. Tutto il resto, nomi commerciali compresi, è una variazione su questi due parametri. Vediamoli uno alla volta, con un esempio numerico a chiudere il quadro.

Il livello di protezione (100%, 90%, 80%)

Il livello di protezione è la percentuale del valore nominale che ti viene rimborsata a scadenza nello scenario peggiore: con protezione al 100% ricevi tutto il nominale, con protezione al 90% ne ricevi almeno il 90%, e così via. Non è un dettaglio da dare per scontato: "capitale protetto" non significa automaticamente "protetto al 100%", e una protezione parziale cambia il profilo dello strumento, di solito in cambio di una partecipazione più generosa ai rialzi.

Sul fronte opposto c'è appunto la partecipazione: alcuni strumenti riconoscono una percentuale dei rialzi del sottostante, altri li riconoscono fino a un tetto massimo (il cap), altri ancora pagano cedole condizionate. Le combinazioni variano, la sostanza no: protezione e potenziale si scambiano l'uno con l'altra, e il dosaggio è scritto nei due numeri.

Un esempio dichiaratamente illustrativo aiuta a fissare il meccanismo. Prendi un certificato con nominale 1.000€, protezione al 100% e partecipazione del 50% ai rialzi del sottostante:

Sottostante a scadenzaRimborso del certificato
−30%1.000€ (protezione piena)
invariato1.000€
+20%1.100€ (50% del rialzo)
+40%1.200€ (50% del rialzo)

Come vedi, lo scenario negativo è protetto a scadenza e quello positivo è dimezzato: è il prezzo della protezione reso visibile. Cambiando i due parametri (protezione al 90%, partecipazione più alta, un cap) la tabella si sposta, ma la logica dello scambio resta identica.

Attenzione: la protezione vale solo a scadenza

Qui sta il punto critico, quello che va capito prima di firmare qualunque cosa: la protezione opera alla scadenza, non durante la vita del certificato. Nel frattempo lo strumento è quotato e il suo prezzo oscilla, seguendo il sottostante, i tassi e il tempo residuo: un certificato protetto al 100% può benissimo quotare 95 o 90 a metà percorso, anche se a scadenza rimborserà il nominale.

La conseguenza pratica è una sola, ma è decisiva: questi strumenti vanno comprati con l'intenzione di portarli a scadenza, e la scadenza va scelta coerente con la data in cui il capitale ti servirà. Chi vende prima del tempo esce al prezzo di mercato del momento, e può ritrovarsi in perdita proprio sullo strumento comprato per non perdere: non per un difetto del prodotto, ma per un uso fuori progetto.

Il prezzo della protezione: cap, partecipazione, rischio emittente

La protezione non è gratis, e chi te la presenta come tale ti sta nascondendo il conto. Il primo costo è in rendimento potenziale: il cap che limita i rialzi, una partecipazione inferiore al 100%, cedole più basse di quelle degli strumenti senza protezione. È un costo trasparente, scritto nelle condizioni, e va confrontato con le alternative: se la protezione ti costa quasi tutto il potenziale, forse stai pagando troppo per la tranquillità.

Il secondo costo è un rischio che la protezione non copre: il rischio emittente. Il rimborso a scadenza è una promessa della banca che emette il certificato, e vale quanto la solidità di chi la firma: se l'emittente fallisse, la protezione fallirebbe insieme a chi l'ha promessa. Per questo anche gli strumenti "protetti" seguono le regole di portafoglio di sempre: emittenti solidi, diversificazione su più nomi e pesi contenuti per singolo strumento. C'è infine il costo dell'orizzonte: il capitale resta ragionevolmente vincolato fino a scadenza, e questa rigidità va messa in conto come si fa con qualunque impegno a data fissa.

Quando convengono e quando no

I certificati a capitale protetto convengono quando il problema che risolvono è davvero il tuo problema: un obiettivo a data certa con priorità assoluta alla difesa del capitale, un profilo prudente che altrimenti resterebbe liquido, il rientro graduale sui mercati dopo anni di paura, la protezione di una somma che ha una destinazione precisa. In questi casi il rendimento sacrificato è il prezzo, accettabile, di una protezione che un portafoglio tradizionale non offre, sempre legata alla solidità dell'emittente.

Non convengono, va detto con la stessa chiarezza, a chi ha davanti un orizzonte lungo e cerca la crescita: su dieci o vent'anni, la probabilità che la protezione serva diminuisce mentre il suo costo in rendimento si accumula, e un portafoglio diversificato ben gestito è quasi sempre la scelta più efficiente. Nella pratica di portafoglio, peraltro, raramente questi strumenti viaggiano da soli: in un esempio di piano di accumulo per l'anticipo di un mutuo, il mix era di 4 certificati a capitale protetto e 4 Cash Collect, con la componente protetta a presidiare la scadenza e quella a cedole a generare il flusso. La protezione, insomma, è un ingrediente: il dosaggio dipende dall'obiettivo.

Domande frequenti

Il capitale è garantito?

Garantito no: protetto a scadenza, nella misura del livello di protezione (100% o una quota definita), con due condizioni da conoscere: la protezione non opera durante la vita dello strumento, e il rimborso dipende dalla solidità dell'emittente. "Protetto" descrive il meccanismo, non un'assenza assoluta di rischio.

Cosa succede se vendo prima della scadenza?

Esci al prezzo di mercato del momento, che può essere inferiore al nominale anche con protezione al 100%, perché durante la vita il certificato oscilla con il sottostante, i tassi e il tempo residuo. Per questo la scadenza va scelta coerente con la data in cui il capitale ti servirà.

Che rendimento posso aspettarmi?

Inferiore a quello degli strumenti senza protezione: il potenziale è limitato da cap, tassi di partecipazione o cedole più contenute. È lo scambio al cuore della famiglia: si cede una parte del possibile per proteggere il capitale a scadenza.

A chi convengono?

A profili prudenti con obiettivi a data certa, a chi vuole rientrare sui mercati proteggendo a scadenza il capitale che gli servirà e a chi altrimenti resterebbe fermo in liquidità. Dentro un portafoglio, funzionano bene in mix con strumenti a cedola, dosati sull'obiettivo.

In sintesi

I certificati a capitale protetto fanno esattamente ciò che promettono, a patto di leggere bene la promessa: una quota predefinita del capitale restituita a scadenza, qualunque cosa faccia il mercato, in cambio di un rendimento potenziale ridotto. I tre punti da non dimenticare sono il livello di protezione (non sempre è il 100%), la validità della tutela solo a scadenza e il rischio emittente che nessuna protezione contrattuale elimina. Dentro questi confini, sono lo strumento giusto per un problema preciso: partecipare ai mercati quando il capitale non ammette sorprese a una data fissata.

Come sempre, la qualità sta nei dettagli dello strumento specifico e nel dosaggio dentro il portafoglio: la protezione è un ingrediente prezioso quando serve, un freno costoso quando non serve. La differenza la fa l'obiettivo, non la moda del momento.

Guarda il video

Vuoi capire come funziona "l'assicurazione incorporata" nei certificati? Guarda il video qui sotto: al minuto 08:57 ti spiego i certificati come titoli con un'assicurazione incorporata e ti mostro il meccanismo di protezione. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.

Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Le caratteristiche descritte sono generali: livello di protezione, partecipazione e condizioni vanno sempre verificati sul prospetto e sul KID dello strumento specifico.

Approfondimenti

Fonti esterne: Borsa Italiana – Glossario; Consob – investor education.

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