Effetto dei costi di ingresso negli investimenti sul capitale versato

Costi di ingresso negli investimenti: perché parti già in perdita (e come evitarlo)

Quando un prodotto ti addebita un costo di ingresso, parte del tuo capitale sparisce prima ancora di essere investito, e quella perdita la devi recuperare: ecco come evitarlo.

Immagina di versare 10.000 euro e di vederne investiti subito di meno: una parte se n'è andata in costi di ingresso, prima ancora che il tuo capitale facesse un passo sui mercati. I costi di ingresso negli investimenti, chiamati anche commissioni di sottoscrizione o spese di collocamento, producono esattamente questo effetto: ti fanno partire sotto zero, con una perdita certa da recuperare prima di poter parlare di guadagno. La parte interessante è che non sono affatto inevitabili: esistono intere categorie di strumenti che non li prevedono, dove ogni euro versato lavora dal primo giorno. In questo articolo vediamo come funzionano questi costi, quanto pesano in euro e come riconoscerli prima di firmare, così da investire sempre il 100% di ciò che versi.

Cosa sono i costi di ingresso (e dove si nascondono)

Il costo di ingresso è una commissione prelevata una tantum al momento della sottoscrizione di un prodotto: una percentuale del versamento che viene trattenuta in partenza, di solito per remunerare il collocamento, cioè la rete che ti ha venduto lo strumento. Nei fondi comuni si chiama commissione di sottoscrizione, nelle polizze prende il nome di caricamento, e può arrivare a diversi punti percentuali del capitale versato.

La sua caratteristica più insidiosa è la discrezione: compare nei documenti, perché deve comparire, ma di rado viene mostrata per quello che è. Spesso è presentata come "standard", a volte come "scontata per te", quasi sempre in percentuale, il formato che fa sembrare piccolo qualunque numero. La rilevazione europea dell'ESMA sui prodotti per i risparmiatori la censisce regolarmente tra le voci di costo dei fondi e dei prodotti assicurativi: esiste, pesa, e il primo passo per difendersi è sapere che ha un nome.

Costi di ingresso negli investimenti: perché parti sotto zero

L'effetto del costo di ingresso si capisce meglio guardandolo non come una spesa, ma come una posizione di partenza: non inizi da zero, inizi da sotto. E siccome i numeri raccontano meglio delle definizioni, facciamo il conto per intero, prima sul singolo versamento e poi sul tempo necessario a rimettersi in pari.

L'effetto in euro: un esempio

Prendi un versamento di 10.000€ su un prodotto con il 3% di costo di sottoscrizione: 300€ vengono trattenuti subito, e il capitale che entra davvero sui mercati è 9.700€. Sul rendiconto del primo giorno, senza che i mercati abbiano mosso un dito, il tuo investimento vale già il 3% in meno di quanto hai versato. Non è una perdita di mercato, recuperabile se i prezzi risalgono: è un prelievo definitivo, avvenuto alla firma.

Versamento Costo di ingresso Capitale investito davvero
10.000€ 0% 10.000€
10.000€ 2% 9.800€
10.000€ 3% 9.700€
10.000€ 5% 9.500€

Perché poi devi "recuperare" prima di guadagnare

C'è un dettaglio matematico che rende il danno un po' più grande di quanto sembri: per tornare ai 10.000€ versati partendo da 9.700€ non basta un +3%, serve un +3,09%, perché il recupero si calcola su una base più piccola. E quel recupero ha anche un prezzo in tempo: con un rendimento del 4% annuo, i primi nove mesi abbondanti del tuo investimento lavorano solo per risalire al punto di partenza.

Su un piano di versamenti ricorrenti l'effetto si moltiplica, perché il pedaggio si paga a ogni ingresso: un 3% trattenuto su ogni rata significa che, per tutta la vita del piano, un euro su trentatré non viene mai investito. Sommato all'interesse composto che quei soldi avrebbero prodotto, il costo "una tantum" si rivela per quello che è: una zavorra strutturale sulla partenza di ogni singolo versamento.

Strumenti senza costi di ingresso: investi tutto ciò che versi

La buona notizia è che il costo di ingresso non è una legge di natura: è una caratteristica di certi prodotti, legata al modo in cui vengono distribuiti. Gli ETF, per costruzione, non hanno commissioni di entrata e di uscita: si comprano sul mercato come un'azione, pagando la commissione di negoziazione del proprio intermediario, di solito pochi euro, e lo scarto fra prezzo di acquisto e di vendita. Anche i certificati acquistati sul mercato secondario non hanno una commissione di sottoscrizione, ma un costo di ingresso sì: il margine dell'emittente è compreso nel prezzo, e il KID lo riporta.

Non è un caso che la differenza corra lungo il confine del collocamento: i costi di ingresso servono in larga parte a remunerare chi vende, e gli strumenti che non hanno una rete di vendita da pagare semplicemente non li prevedono. È anche il motivo per cui in una consulenza indipendente il tema pesa molto meno: senza nessuno da remunerare al collocamento, si possono scegliere strumenti senza commissioni di sottoscrizione. Con gli ETF, ogni 100€ versati sono quasi 100€ investiti, al netto della commissione di negoziazione; con i certificati il costo implicito c'è, e va letto nel KID.

Come riconoscerli prima di firmare

La difesa richiede due minuti e un documento: il KID, o il prospetto, che ogni prodotto deve fornirti prima della sottoscrizione. Lì i costi di ingresso compaiono per legge, alla voce costi una tantum di entrata, espressi in percentuale e con l'impatto sul rendimento: è la prima riga da cercare, prima ancora del rendimento atteso.

Poi c'è la domanda diretta, che non ammette risposte vaghe: "di quanto sarà ridotto il mio primo versamento, in euro?". Se la risposta è "di nulla", chiedi conferma scritta; se è una percentuale qualsiasi, sai che stai pagando il collocamento, e che esistono alternative che non lo prevedono. Nessuna delle due risposte richiede competenze tecniche: solo l'abitudine, sana, di non firmare ciò che non è stato tradotto in euro.

Domande frequenti

Cos'è un costo di ingresso?

È una commissione una tantum trattenuta sul versamento al momento della sottoscrizione di un prodotto: con il 3% su 10.000€, vengono investiti solo 9.700€. Serve in genere a remunerare la rete di collocamento, e ti fa partire in perdita certa rispetto a quanto versato.

Gli ETF hanno costi di ingresso?

No: non hanno commissioni di entrata e di uscita, si comprano sul mercato pagando la commissione di negoziazione del proprio intermediario e lo scarto fra prezzo di acquisto e di vendita. È uno dei motivi della loro efficienza, insieme ai costi di gestione ridotti.

Come faccio a sapere se sto pagando una commissione di sottoscrizione?

Leggendo il KID o il prospetto alla voce dei costi di entrata, dove l'importo va indicato per legge, e chiedendo per iscritto di quanto sarà ridotto il primo versamento in euro. Se la riduzione c'è, esistono strumenti equivalenti che non la prevedono.

In sintesi

I costi di ingresso negli investimenti sono il modo più silenzioso di partire col piede sbagliato: una quota del capitale trattenuta alla firma, una perdita certa da risalire prima di vedere il primo euro di guadagno vero, un pedaggio che sui piani ricorrenti si ripete a ogni versamento. Non sono una fatalità: sono il prezzo del collocamento, e gli strumenti senza rete di vendita da remunerare, come gli ETF, non li prevedono; i certificati comprati sul mercato non hanno commissioni di sottoscrizione, ma un costo implicito nel prezzo, scritto nel KID.

La regola da portarti via sta in una sola domanda, da fare prima di ogni firma: "quanto del mio versamento viene investito davvero?". L'unica risposta accettabile è "tutto". Ogni numero diverso ha un nome, un motivo e, soprattutto, un'alternativa.

Guarda il video

Vuoi capire perché certi strumenti partono avvantaggiati? Guarda il video qui sotto: al minuto 07:24 ti spiego gli ETF e i loro costi ridotti all'osso, la categoria con cui ogni euro versato lavora dal primo giorno; e al minuto 01:43 ti mostro l'analisi di un prodotto che costava circa otto volte più di uno strumento quotato con andamento analogo. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.

Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Gli esempi numerici sono illustrativi; i costi dei singoli prodotti vanno verificati su KID e prospetto prima di ogni sottoscrizione.

Approfondimenti

Fonti esterne: ESMA – Costs and Performance of EU Retail Investment Products; L'economia per tutti (Banca d'Italia) – guide su costi e KID.

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