Recency bias: "questa volta è diverso" e gli eventi recenti che ingannano gli investitori

Recency bias: perché “questa volta è diverso” è quasi sempre un errore

Diamo troppo peso a ciò che è appena successo e ci convinciamo che stavolta le regole non valgano. Ma ogni crisi sembrava "diversa": il Covid, la guerra, i dazi. E i mercati sono andati avanti.

"Questa volta è diverso." È la frase che ritorna puntuale a ogni crisi, e anche a ogni euforia, ed è una delle più costose nella storia degli investimenti. Dietro c'è il recency bias: la tendenza a dare un peso eccessivo a ciò che è appena successo, proiettandolo sul futuro come se l'ultimo tratto di strada indicasse tutta la direzione. Così inseguiamo ciò che è già salito, fuggiamo dopo i crolli e cambiamo strategia esattamente nel momento peggiore. Eppure la storia recente, dal Covid del 2020 alla guerra in Ucraina, fino ai dazi del 2025, racconta sempre la stessa cosa: ogni evento sembrava unico e irripetibile, e ogni volta i mercati mondiali, presi nel loro insieme, hanno trovato la strada per andare avanti, anche se il passato non garantisce il futuro. In questo articolo vediamo perché il cervello ci tende questa trappola, quanto costa caderci e qual è l'antidoto.

"Questa volta è diverso": la frase che torna a ogni crisi

Ogni crisi, mentre la vivi, sembra davvero senza precedenti, e in un certo senso lo è: il Covid non era la guerra fredda, i dazi del 2025 non erano la crisi del 2008. È questo che rende la frase "questa volta è diverso" così convincente, perché parte da un'osservazione vera, l'unicità dei dettagli, e ne ricava una conclusione falsa, cioè che le regole di fondo dei mercati siano sospese.

Il punto è proprio questo scarto. I dettagli di ogni crisi sono sempre nuovi; i meccanismi profondi, no. Le economie si adattano, le aziende ristrutturano, i mercati riprezzano il rischio e, su orizzonti lunghi, quelli mondiali diversificati sono finora tornati a salire, perché rappresentano la crescita dell'attività economica. Non vale per ogni singola borsa: quella giapponese ha impiegato 34 anni per rivedere il massimo del 1989. Chi confonde l'unicità della cronaca con un cambiamento delle regole prende la decisione sbagliata con la massima convinzione: è la combinazione più pericolosa che esista.

Recency bias: cos'è e perché ci inganna

Il recency bias è un errore cognitivo ben documentato: il cervello sovrappesa le informazioni recenti perché sono più vivide, più disponibili alla memoria e più cariche di emozione. In un contesto di sopravvivenza immediata era utile, perché ciò che è appena successo è spesso il miglior indizio su ciò che sta per succedere. Applicato ai mercati, dove i movimenti di breve sono in gran parte rumore, diventa una macchina per sbagliare il tempismo.

Inseguire i vincitori recenti, fuggire dopo i crolli

Il bias si manifesta in due comportamenti speculari. Da un lato l'inseguimento: ciò che è salito molto di recente sembra "la cosa giusta", e ci si entra dopo che il rialzo è già avvenuto, spesso vicino al picco. Dall'altro la fuga: dopo un crollo, il dolore recente fa proiettare ulteriori ribassi, e si vende vicino al minimo. Comprare alto e vendere basso non è una scelta razionale che qualcuno fa apposta: è il risultato meccanico del dare troppo peso all'ultimo tratto del grafico.

Il rumore mediatico amplifica tutto. I titoli più cupi escono in fondo ai ribassi, quelli più euforici in cima ai rialzi, perché seguono anch'essi l'emozione del momento: chi si fa guidare dall'attualità riceve quindi il segnale più forte proprio quando dovrebbe fare l'opposto.

Quanto costa cambiare strategia all'ultimo

Il costo non è teorico. Gli studi sul divario tra il rendimento degli strumenti e quello effettivamente incassato dagli investitori, come il "Mind the Gap" di Morningstar, quantificano in oltre un punto percentuale l'anno la perdita media dovuta al cattivo timing, cioè a entrare e uscire nei momenti sbagliati. Una parte importante di quel divario nasce proprio dal recency bias: si abbandona il piano sull'onda dell'ultimo evento, e si paga la differenza per anni.

C'è anche un costo nascosto: ogni volta che si cambia strategia "perché stavolta è diverso", si azzera il vantaggio della coerenza. Un piano mediocre seguito con disciplina batte quasi sempre una sequenza di piani brillanti abbandonati a metà.

La prova della storia: Covid, guerra, dazi (e poi?)

La miglior cura per il recency bias è guardare indietro abbastanza da vedere lo schema. Prendi gli ultimi anni: nel 2020 una pandemia globale fermò il mondo, nel 2022 una guerra in Europa riportò temi che sembravano archiviati, nel 2025 una guerra commerciale sui dazi scosse i mercati. Ogni volta "era diverso", ed era vero. Eppure, ogni volta, i mercati hanno trovato la strada per andare avanti, e chi aveva un piano scritto prima della crisi ha avuto meno motivi per abbandonarlo.

Allarga ancora lo sguardo e lo schema si conferma: anche negli anni chiusi in rialzo, i mercati attraversano spesso durante l'anno cali abbastanza spaventosi da far pensare "questa volta è diverso". La conclusione non è che le crisi siano innocue, perché non lo sono: è che proiettare l'ultimo evento sul futuro, in un senso o nell'altro, è spesso la mossa peggiore. Le crisi finiscono; chi è uscito al momento sbagliato no.

L'antidoto: orizzonte lungo e metodo che non cambia a ogni notizia

L'antidoto non è ignorare la realtà, ma incorniciarla. Il primo strumento è l'orizzonte: se i tuoi soldi servono tra dieci o vent'anni, ciò che accade questo mese è rumore dentro un viaggio lungo, e va trattato come tale. Il secondo è il metodo deciso a mente fredda: un'asset allocation coerente con i tuoi obiettivi, regole di ribilanciamento e di gestione del rischio scritte prima, che non si rinegoziano a ogni notizia di giornale. Il metodo non ha bisogno di prevedere il breve termine, ed è esattamente questo il suo punto di forza: ti libera dall'illusione di doverci azzeccare.

C'è poi la diversificazione, che è il modo strutturale di dire "non so cosa succederà dopo, e va bene così": un portafoglio costruito per reggere scenari diversi non ha bisogno di indovinare quale crisi arriverà. E c'è il valore, spesso decisivo, di un interlocutore esterno che applichi le regole quando l'emotività spinge a strapparle: nei momenti in cui "stavolta è diverso" suona più forte, qualcuno che riporti l'attenzione sui dati e sul piano vale più di qualunque previsione.

Domande frequenti

Cos'è il recency bias?

È la tendenza a dare un peso eccessivo agli eventi recenti, proiettandoli sul futuro. Negli investimenti porta a inseguire ciò che è appena salito e a fuggire dopo i crolli, cioè a comprare alto e vendere basso nel momento peggiore.

Perché "questa volta è diverso" è un errore?

Perché confonde l'unicità dei dettagli di una crisi con un cambiamento delle regole di fondo dei mercati. I dettagli sono sempre nuovi, ma economie e mercati si sono storicamente adattati e, su orizzonti lunghi, sono tornati a crescere.

Devo ignorare le notizie?

No: vanno seguite con consapevolezza, ma incorniciate nel lungo periodo e tenute separate dalle decisioni di portafoglio. Informarsi è utile; lasciare che l'ultimo titolo di giornale riscriva la strategia è il problema.

Come mantengo la rotta nei crolli?

Con un piano scritto prima, regole di ribilanciamento, diversificazione e, se serve, un interlocutore che le faccia rispettare quando l'emotività vorrebbe cambiarle. Ridurre la frequenza con cui controlli il portafoglio aiuta a spegnere il segnale del breve termine.

In sintesi

Il recency bias è la trappola che trasforma ogni crisi unica in una decisione sbagliata: dà all'ultimo evento un peso che non merita e ci convince che, stavolta, le regole non valgano. La storia recente dice il contrario: il Covid, la guerra e i dazi sembravano tutti "diversi", e chi è rimasto col proprio metodo non ha dovuto decidere nel momento peggiore. L'antidoto non è prevedere il futuro, ma rendersene indipendenti: orizzonte lungo, diversificazione, regole scritte a mente fredda.

La prossima volta che senti dire, o pensi, "questa volta è diverso", prendilo per quello che è: non una previsione, ma un sintomo. È il momento esatto in cui conviene rileggere il piano invece di riscriverlo.

Guarda il video

Vuoi capire perché serve un metodo scritto prima delle crisi? Guarda il video qui sotto: al minuto 10:05 ti spiego perché l'obiettivo non è massimizzare i rendimenti ma evitare le perdite insostenibili, e al minuto 07:24 con quali strumenti costruisco i portafogli. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.

Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. I dati e gli esempi citati si riferiscono a periodi specifici e non garantiscono risultati futuri.

Approfondimenti

Fonti esterne: Consob – Quaderno di finanza n. 66, errori cognitivi degli investitori; Morningstar – studio "Mind the Gap" (per nome).

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