Su una pista di atletica un gruppo di corridori appesantiti da zaini segue un'atleta senza zaino: i costi che rallentano i fondi attivi rispetto agli ETF

Fondi attivi vs ETF: perché i dati di lungo periodo premiano gli ETF

Su orizzonti di dieci anni e oltre, la grande maggioranza dei fondi azionari a gestione attiva resta sotto il proprio indice di riferimento: ecco perché, e cosa significa per i tuoi soldi.

Quando compri un fondo a gestione attiva paghi un gestore professionale perché faccia meglio del mercato. La promessa è ragionevole, il prezzo anche no, e la domanda è una sola: ci riesce? Nel confronto fondi attivi vs ETF, guardato sui dati di dieci anni e oltre, la fotografia è netta: la grande maggioranza dei fondi attivi resta sotto il proprio indice di riferimento, e sono soprattutto i costi a spiegare il divario. In questo articolo vediamo cosa dicono le statistiche indipendenti, con fonte e anno, perché "battere il mercato" è così difficile per chiunque, e anche il rovescio della medaglia che i tifosi del passivo raccontano poco: comprare solo ETF e lasciarli lì non è la soluzione completa.

Cosa promette un fondo a gestione attiva (e quanto costa)

Un fondo a gestione attiva ha un mandato preciso: selezionare i titoli migliori per fare meglio di un indice di riferimento, il cosiddetto benchmark. Per questo lavoro di analisi e selezione chiede dei costi che, per i fondi azionari, arrivano in media all'1,9% l'anno nell'Unione europea, sommando costi correnti e commissioni di ingresso e uscita, come documentano le rilevazioni europee dell'ESMA sui prodotti retail.

L'ETF fa la scommessa opposta: nessuna selezione, replica pura dell'indice, costi correnti medi dello 0,22% l'anno per gli ETF azionari, contro l'1,38% dei fondi azionari (ESMA, rapporto 2025). La differenza di partenza, quindi, è chiara: il fondo attivo parte ogni anno con costi correnti circa sei volte superiori, e deve generare extra-rendimento almeno pari a quel fardello solo per pareggiare. La domanda da un milione di euro è se ci riesca: per fortuna non serve crederci sulla parola, perché qualcuno lo misura da decenni.

Fondo azionario attivo medio ETF
Obiettivo dichiarato battere l'indice replicare l'indice
Costo annuo medio (UE, ESMA) 1,9% (costi correnti 1,38%) 0,5% (costi correnti 0,22%)
Extra-rendimento necessario per pareggiare con l'ETF circa 1,4 punti l'anno, ogni anno nessuno

Fondi attivi vs ETF: cosa dicono i dati di lungo periodo

Le percentuali di sottoperformance a 10 anni

Lo scorecard più citato è SPIVA di S&P Dow Jones Indices, che da oltre vent'anni confronta i fondi attivi con i loro benchmark, al netto dei costi. L'edizione europea di fine 2025 fotografa un esito impietoso: il 97% dei fondi azionari globali in euro ha fatto peggio del proprio indice nei dieci anni fino a fine 2025. Non un fondo su due: novantasette su cento.

Il dato non è un caso isolato di un anno storto. Lo schema si ripete edizione dopo edizione, area per area, e altre ricerche indipendenti, come l'Active/Passive Barometer di Morningstar, arrivano a conclusioni simili: più l'orizzonte si allunga, più la quota di fondi attivi battuti dall'indice cresce. A un anno qualcuno brilla, a tre anni i vincitori si diradano, a dieci anni la statistica presenta il conto quasi a tutti.

Perché i costi spiegano gran parte del divario

Il motivo di fondo è aritmetico prima che finanziario. L'insieme degli investitori, nel suo complesso, ottiene il rendimento del mercato: per ogni gestore che fa meglio dell'indice, qualcun altro deve fare peggio, perché la media è la media. Ma questo vale al lordo dei costi: al netto, la media dei gestori attivi finisce per costruzione sotto l'indice, esattamente della misura dei costi che applica.

Con un costo medio dell'1,9% l'anno contro lo 0,5% di un ETF azionario, il gestore attivo deve fare meglio del mercato di 1,4 punti ogni anno, per decenni, solo per pareggiare il risultato del replicante. Qualcuno ci riesce per qualche stagione; pochissimi per dieci anni di fila. Non è questione di scarsa bravura: è una gara con lo zaino piombato.

Perché "battere il mercato" è così difficile

Alla matematica dei costi si sommano altri due fattori. Il primo è la concorrenza: i mercati sono affollati di professionisti che analizzano le stesse informazioni nello stesso momento, e il vantaggio informativo che giustificherebbe l'extra-rendimento è sempre più raro e sempre più breve. Da quando, negli anni Sessanta, gli studiosi hanno cominciato a misurare sistematicamente i risultati dei gestori, la conclusione si ripete con regolarità sconfortante.

Il secondo fattore è più subdolo e si chiama survivorship bias: i fondi peggiori vengono chiusi o fusi, e spariscono dalle statistiche. Guardando solo i fondi sopravvissuti, la categoria sembra migliore di quanto sia stata davvero; gli scorecard seri, come SPIVA, correggono questa distorsione contando anche i caduti, ed è uno dei motivi per cui i loro numeri sono più severi di quelli del marketing. Quando leggi "il nostro fondo ha battuto il mercato", la domanda giusta è sempre: al netto dei costi, su quale orizzonte, e contando anche i fondi che non ci sono più?

Allora basta comprare ETF? Non proprio

A questo punto la tentazione è dichiarare vinta la partita e comprare tre ETF per sempre. Ma l'onestà intellettuale vale in entrambe le direzioni: l'ETF vince la gara dei costi e della replica, non quella della gestione. Da solo non protegge nei ribassi, non sceglie il momento, non si adatta alle fasi di mercato: chi compra e dimentica resta esposto alla fortuna del punto d'ingresso e attraversa per intero ogni crollo.

Lo strumento giusto, però, non sostituisce il metodo: lo abilita. Un portafoglio di soli ETF lasciato fermo segue i mercati in tutto, anche negli anni difficili come il 2022, quando azioni e obbligazioni sono scese insieme. Comprare ETF è la base sensata; pensare che basti è l'errore speculare a quello di chi paga quasi il 2% l'anno per farsi battere dall'indice.

Come usa gli ETF un consulente autonomo

La sintesi operativa prende il meglio dei due mondi. Gli ETF fanno da struttura portante del portafoglio: replica degli indici a costo minimo, massima diversificazione, nessuna pretesa di battere il mercato sul suo terreno. Sopra questa base lavora la gestione: la rotazione periodica che sostituisce gli strumenti meno adatti alla fase in corso, i certificati che aggiungono cedole e una protezione condizionata nei mercati difficili, con un tetto ai guadagni e il rischio dell'emittente, e le regole di rischio che puntano a contenere le perdite.

È un approccio che non paga nessuno per inseguire l'indice, e non lascia nemmeno il portafoglio in balia delle stagioni: i costi degli strumenti restano quelli degli ETF, a cui si aggiunge la parcella, e la gestione ha uno scopo diverso da quello dei fondi attivi, non battere l'indice ma contenere i ribassi. Va detto con onestà che anche la rotazione è una forma di gestione attiva, con i suoi costi e i suoi rischi: può sbagliare i tempi e perdere una parte dei rialzi. La statistica, qui, smette di essere un avversario e torna a essere quello che dovrebbe: il punto di partenza per costruire bene.

Domande frequenti

Gli ETF battono sempre i fondi attivi?

Non sempre e non tutti: ogni anno una parte dei fondi attivi fa meglio dell'indice. Il punto è che la quota si assottiglia con l'orizzonte: a dieci anni, secondo SPIVA Europe di fine 2025, il 97% dei fondi azionari globali in euro ha fatto peggio del proprio indice.

Perché un gestore non riesce a battere il mercato?

Perché parte ogni anno con costi molto più alti di un replicante, in mercati affollati di concorrenti con le stesse informazioni. Al netto dei costi, la media dei gestori deve per aritmetica stare sotto l'indice: riuscire a batterlo per decenni è l'eccezione, non la regola.

Se gli ETF vincono, basta comprarli e tenerli?

No: l'ETF vince sui costi, ma non protegge nei ribassi né si adatta alle fasi di mercato.

Cosa significa SPIVA?

S&P Indices Versus Active: è lo scorecard di S&P Dow Jones Indices che confronta periodicamente i fondi a gestione attiva con i loro benchmark, al netto dei costi e correggendo il survivorship bias. È una delle fonti indipendenti più citate del settore.

In sintesi

Nel confronto di lungo periodo tra fondi attivi ed ETF i dati indipendenti parlano una lingua sola: a dieci anni la quasi totalità dei fondi azionari attivi resta sotto il proprio indice, il 97% dei fondi azionari globali in euro nell'edizione di fine 2025 dello scorecard SPIVA Europe, e il divario nasce in gran parte dai costi, l'1,9% medio dei fondi azionari contro lo 0,5% degli ETF azionari (ESMA). Non è colpa dei singoli gestori: è l'aritmetica di una gara corsa con lo zaino piombato.

La conclusione operativa, però, non è "compra tre ETF e dimenticali": è usare gli ETF per ciò che sanno fare, replicare i mercati a costo minimo, e affidare a un metodo ciò che nessuno strumento fa da solo, cioè gestire il rischio e le stagioni. Pagare quasi il 2% l'anno per farsi battere dall'indice non ha senso; nemmeno confondere lo strumento giusto con una strategia completa.

Guarda il video

Vuoi capire perché i costi fanno tutta la differenza? Guarda il video qui sotto: al minuto 07:24 ti mostro come gli ETF abbiano costi molto più bassi e come quel risparmio si trasformi direttamente in rendimento; al minuto 10:05 ti spiego perché, oltre ai costi, conta contenere le perdite. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.

Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Le percentuali citate provengono dalle edizioni indicate delle fonti e possono variare nelle rilevazioni successive; i rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.

Approfondimenti

Fonti esterne: SPIVA Europe – S&P Dow Jones Indices; ESMA – Costs and Performance of EU Retail Investment Products.

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