Survival bias nelle classifiche dei fondi: i fondi falliti esclusi gonfiano la media

Survival bias nelle classifiche dei fondi: perché ti ingannano

Le medie che leggi escludono i fondi falliti, di solito i peggiori: così il quadro appare migliore di com'è. Impara a vedere ciò che le classifiche dei fondi nascondono.

Guardi la media di rendimento di una categoria di fondi e pensi: "non male, in fondo". Ma quel numero potrebbe essere una mezza verità, costruita per sembrare più rassicurante di quanto la tua esperienza di investitore confermi. Il motivo si chiama survival bias, o bias di sopravvivenza, e quando si parla di survival bias fondi liquidati e fusi escono silenziosamente dai conteggi. Le classifiche e le medie, infatti, spesso considerano solo i fondi ancora in vita, mentre quelli non andati bene, di solito i peggiori, sono spariti dalle statistiche. Il risultato è che la media dei "sopravvissuti" appare migliore della realtà che hai vissuto. In questo articolo vediamo come funziona questo meccanismo statistico, quanti fondi spariscono davvero nel tempo e come leggere i dati di rendimento senza farti ingannare.

Le medie troppo belle: un sospetto legittimo

Forse ti è già capitato di provare una sensazione di scollamento: le statistiche dei fondi mostrano medie dignitose, eppure i risultati reali dei risparmiatori che conosci, e magari i tuoi, raccontano un'altra storia. Quella sensazione non è ingenuità: è un sospetto statisticamente fondato. C'è un meccanismo preciso che separa i numeri pubblicati dall'esperienza vissuta, e una volta capito non lo si dimentica più.

L'errore di partenza è dare per scontato che la classifica che hai davanti includa tutti i fondi che sono esistiti. Non è così, quasi mai. La fotografia mostra chi è arrivato fino a oggi, non chi è partito: e in finanza, come in molti altri campi, chi non è arrivato tende a sparire dal racconto. È esattamente lì che si nasconde la distorsione.

Cos'è il survival bias nelle classifiche dei fondi

Il survival bias è l'errore di valutazione che nasce quando si analizzano solo gli elementi "sopravvissuti" a un processo di selezione, ignorando quelli eliminati. È un concetto generale, ma sui fondi di investimento ha un effetto particolarmente concreto e misurabile.

I fondi che spariscono dai conteggi

Ogni anno, molti fondi vengono chiusi o incorporati in altri. Le ragioni sono spesso le stesse: raccolgono poco perché rendono male, e per chi li gestisce chiuderli o fonderli con altri è la scelta più semplice. Quando un fondo viene liquidato o fuso, il suo storico di rendimenti deludenti esce dalle statistiche di categoria: è come se non fosse mai esistito.

Il punto cruciale è quali fondi spariscono. Non sono i campioni, che la società tiene volentieri in vetrina: sono i peggiori, quelli che hanno deluso gli investitori. La selezione, quindi, non è casuale ma sistematicamente sbilanciata verso l'alto: a uscire dai conteggi sono proprio i risultati che abbasserebbero la media.

Perché la media dei sopravvissuti è gonfiata

Un esempio rende l'idea. Immagina una categoria che parte con 100 fondi. Dopo dieci anni, 40 sono stati chiusi perché andavano male, e restano i 60 migliori. La media di rendimento "di categoria" viene calcolata su quei 60 sopravvissuti, e naturalmente è buona: ma è la media di una squadra da cui sono stati espulsi tutti i giocatori scarsi. Un investitore che dieci anni prima avesse scelto a caso uno dei 100 fondi disponibili avrebbe avuto un'esperienza media molto diversa, perché al momento della scelta anche i 40 fondi poi non andati bene erano opzioni possibili, e reali.

Questo è il cuore dell'inganno: la media pubblicata non risponde alla domanda "quanto ha reso, in media, investire in questa categoria?", ma a una domanda diversa e più comoda, "quanto hanno reso i fondi che sono sopravvissuti?". Sono due cose differenti, e la seconda è sempre più bella della prima.

Quanti fondi spariscono davvero

Non è un fenomeno marginale: è la norma. Gli stessi enti che misurano le performance dei fondi, come S&P Dow Jones Indices con i suoi scorecard SPIVA sul mercato americano, documentano che su un ventennio più della metà dei fondi azionari statunitensi viene liquidata o fusa. Significa che, guardando indietro di vent'anni, più della metà dei fondi che esistevano all'inizio oggi non c'è più, e i loro risultati non pesano su nessuna media corrente.

Proprio perché il fenomeno è così ampio, gli analisti seri lavorano con database "survivor-bias-free", cioè costruiti per includere anche i fondi morti e restituire un quadro non distorto. È un dettaglio tecnico che dice molto: se la correzione del bias non fosse necessaria, nessuno si prenderebbe la briga di costruire archivi appositi. Il fatto che esistano è la prova che la distorsione, lasciata fare, è rilevante.

Vale la pena collegare questo dato a un'altra evidenza nota: nella maggioranza dei casi i fondi a gestione attiva faticano a battere il proprio indice di riferimento nel lungo periodo. Il survival bias spiega in parte perché il quadro pubblicato sembri meno severo di così: una fetta consistente dei peggiori non c'è più, e i suoi risultati non zavorrano più alcuna media. Tenere insieme le due cose aiuta a leggere con realismo qualsiasi classifica di prodotti gestiti.

Come leggere i dati senza farti ingannare

La buona notizia è che, una volta capito il meccanismo, ti difendi con poche domande. Davanti a qualunque media o classifica di rendimento, chiediti: questo dato include i fondi che nel frattempo sono stati chiusi, o solo quelli ancora vivi? Le fonti rigorose lo dichiarano, segnalando di usare dati corretti per il bias di sopravvivenza; quando l'informazione manca, è prudente assumere che la media sia gonfiata e trattarla come un tetto ottimistico, non come un valore realistico.

C'è poi una conseguenza più generale, che va oltre i fondi: imparare a chiedersi sempre "cosa manca da questo quadro?". È la stessa lente che smaschera le classifiche degli investitori "di successo" (chi non ce l'ha fatta di solito non scrive libri) o i racconti delle strategie vincenti (di quelle perdenti non parla nessuno). Il survival bias non è un trucco isolato: è un modo in cui i numeri, presentati in buona o cattiva fede, raccontano solo metà della storia. Saperlo è già metà della difesa.

Domande frequenti

Cos'è il survival bias?

È l'errore di analizzare solo gli elementi "sopravvissuti" a una selezione, ignorando quelli eliminati. Applicato ai fondi, significa calcolare le medie di rendimento solo sui fondi ancora esistenti, lasciando fuori quelli chiusi o fusi, che di solito sono i peggiori.

Perché le medie dei fondi sono gonfiate?

Perché i fondi che spariscono dai conteggi non sono un campione casuale, ma i peggiori: vengono liquidati proprio perché rendevano poco. Togliere sistematicamente i risultati peggiori alza la media dei sopravvissuti rispetto all'esperienza reale di chi investiva all'inizio.

Quanti fondi vengono chiusi?

Molti più di quanto si immagini: su un orizzonte di circa vent'anni, una quota nell'ordine del 60% dei fondi azionari risulta liquidata o fusa, secondo le rilevazioni di S&P Dow Jones Indices. È il motivo per cui il fenomeno distorce in modo significativo le medie di categoria.

Come trovo dati senza survival bias?

Cercando fonti che dichiarano di usare database "survivor-bias-free" o "corretti per il bias di sopravvivenza", come fanno gli enti di analisi più rigorosi. In assenza di questa indicazione, conviene leggere medie e classifiche come stime ottimistiche, non come rendimenti realistici.

In sintesi

Il survival bias è uno di quei meccanismi che, una volta visti, non si riescono più a non vedere: le classifiche e le medie dei fondi mostrano i sopravvissuti e nascondono i caduti, e siccome a cadere sono i peggiori, il quadro che ne esce è sistematicamente più bello della realtà. Con circa il 60% dei fondi azionari liquidati o fusi in vent'anni, parliamo di metà della storia che semplicemente sparisce dai numeri che consulti. Non è necessariamente malafede: è il modo in cui le statistiche funzionano quando nessuno corregge il bias.

La difesa non richiede competenze da statistico, ma un'abitudine: davanti a ogni media chiediti cosa è stato escluso dal conteggio. Vale per i fondi e vale ovunque qualcuno ti mostri solo i vincitori. Imparare a vedere i sopravvissuti come una selezione, e non come l'intero campo di partenza, è uno degli strumenti più potenti per non lasciarsi guidare da numeri troppo belli per essere veri.

Guarda il video

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Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Il dato sui fondi liquidati o fusi è tratto dalle rilevazioni di S&P Dow Jones Indices; le percentuali possono variare per orizzonte ed edizione e vanno verificate sulla fonte aggiornata.

Approfondimenti

Fonti esterne: S&P Dow Jones Indices – Persistence Scorecard e SPIVA (per nome, con anno); Consob – investor education.

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