Un iceberg con la parte più grande sott'acqua: i costi dei prodotti bancari che non si vedono a prima vista

Costi dei prodotti bancari: perché paghi fino a più del doppio della consulenza indipendente

Un fondo azionario costa in media l'1,9% l'anno, una polizza unit-linked fino a 2,5 punti in più: ecco quanto pesano davvero, e come si confrontano con una parcella trasparente.

Se guardi l'estratto conto e non vedi spese, è facile pensare di non pagare nulla. Ma i costi dei prodotti bancari ci sono, eccome: sono incorporati nei prodotti e non compaiono come una voce a parte. Il vero problema è quanto pesano. Fra fondi, polizze e gestioni parliamo di percentuali che arrivano a più del doppio di quanto costa farsi seguire da un consulente indipendente. In questo articolo mettiamo i numeri sul tavolo, con dati di fonti ufficiali, e vediamo quanto stai pagando davvero anno dopo anno.

"In banca non pago nulla": il più grande malinteso sui costi

È la convinzione più diffusa, e anche la più costosa: l'idea che la consulenza ricevuta allo sportello sia gratuita. In realtà la consulenza gratuita non esiste, semplicemente la paghi senza accorgertene. I costi non arrivano come un addebito visibile, ma sono già scalati dal valore dei prodotti che possiedi, e questo li rende quasi invisibili a chi non sa dove cercarli.

Il meccanismo è semplice quanto efficace nel nascondere il conto. Un fondo o una polizza non ti manda una fattura: trattiene la sua quota direttamente dal rendimento, ogni giorno, prima ancora che tu veda il valore aggiornato. Così, a fine anno, non hai la sensazione di aver speso nulla, mentre una fetta del tuo capitale ha già cambiato direzione. È proprio questa distanza tra ciò che paghi e ciò che vedi a tenere in piedi il malinteso.

C'è poi una seconda famiglia di costi, ancora meno visibile: quelli una tantum. Commissioni di sottoscrizione quando entri, penali o spese di uscita quando esci, costi di intermediazione quando il prodotto viene movimentato. Presi uno per uno sembrano episodi trascurabili, ma vanno sommati ai costi ricorrenti per avere il conto vero. È il motivo per cui due prodotti con lo stesso costo annuo dichiarato possono pesare in modo molto diverso sul risultato finale.

Quanto costano davvero i prodotti bancari

Tradotti in numeri, i costi dei prodotti bancari sono tutt'altro che trascurabili, e a dirlo non sono opinioni ma le rilevazioni delle autorità di settore. Nell'Unione europea un fondo azionario costa in media l'1,9% l'anno e uno bilanciato il 2,0%, mentre le polizze unit-linked, i cui costi si leggono nell'indicatore di riduzione del rendimento, costano in genere da 0,5 a 2,5 punti più di un fondo (Banca d'Italia, 2025). Le analisi europee dell'ESMA sui costi dei prodotti di investimento retail confermano da anni che i prodotti a gestione attiva e assicurativi restano i più cari per il risparmiatore.

Tipo di prodotto Costo medio annuo
Fondo azionario (media UE) 1,9%
Fondo bilanciato (media UE) 2,0%
ETF azionario (media UE) 0,5%
Polizza unit-linked da 0,5 a 2,5 punti più di un fondo comune
Consulenza indipendente 1% di parcella, più i costi degli strumenti

Fonti della tabella: ESMA, rapporto 2025 sui costi dei prodotti d'investimento al dettaglio (medie dell'Unione europea 2020-2024, costi correnti più commissioni di ingresso e uscita); Banca d'Italia, Questioni di economia e finanza n. 907 (2025). I costi del singolo prodotto possono essere più alti o più bassi, e sono scritti nel suo KID. Il quadro però è chiaro: fondi e polizze partono da livelli vicini al 2% e possono superarlo di molto, proprio dove l'impatto sul capitale diventa pesante.

Perché i costi sono espressi in percentuale

Non è un dettaglio da poco il fatto che questi costi vengano sempre comunicati in percentuale. Una percentuale piccola, come l'1,5% o il 2%, suona innocua e si dimentica in fretta, mentre la stessa cifra tradotta in euro fa tutto un altro effetto. Esprimere i costi in punti percentuali, in altre parole, ne attenua la percezione e li fa sembrare meno rilevanti di quanto siano. Per capire davvero quanto paghi, il primo esercizio è sempre lo stesso: trasformare la percentuale in euro, sul tuo capitale, per tutti gli anni in cui resterai investito.

Fino a più del doppio: il confronto con la consulenza indipendente

A questo punto il confronto diventa netto. Un servizio di consulenza indipendente costa l'1% di parcella più i costi degli strumenti: con un portafoglio di soli ETF, ipotizzando lo 0,3% l'anno, il totale è intorno all'1,3%; con i certificati il costo degli strumenti è diverso ed è scritto nel KID di ciascuno. La parcella è dichiarata e pagata direttamente dal cliente, senza commissioni per chi consiglia dentro i prodotti.

Confronta questo 1,3% con l'1,9% medio di un fondo azionario o con una polizza unit-linked che costa fino a 2,5 punti più di un fondo, e ottieni il moltiplicatore: da una volta e mezza a più del doppio. Non è una differenza di sfumatura, è un divario strutturale, e nasce da una ragione precisa. Chi vive di sola parcella non ha alcun interesse a infilarti prodotti costosi, perché non guadagna dal collocamento ma solo dal servizio: l'allineamento di interessi, qui, non è uno slogan ma il motore che tiene bassi i costi.

C'è un modo semplice per sentire questo divario sulla pelle: chiederti quanto deve rendere il tuo investimento solo per pagare i costi. Con un prodotto al 2,5%, il primo 2,5% di rendimento di ogni anno non è tuo: serve a coprire le spese, e soltanto da lì in su inizi a guadagnare davvero. Con l'1,3% dell'esempio con soli ETF l'asticella si abbassa di quasi la metà. In un anno positivo la differenza si nota poco, ma in un anno fermo o leggermente negativo decide il segno del tuo risultato: lo stesso mercato, per due investitori con costi diversi, può significare un piccolo guadagno per uno e una perdita per l'altro.

Cosa significa in euro: 1.250 contro 650 l'anno su 50.000

Facciamo l'esercizio che conta, cioè portare le percentuali in euro su un capitale concreto. Su 50.000€ investiti, un costo del 2,5% vale 1.250€ all'anno, mentre l'1,3% di un approccio indipendente ne vale 650. La differenza è di 600€ ogni anno, e proiettata su dieci anni significa oltre 12.500€ pagati nel primo caso contro circa 6.500€ nel secondo.

Su 50.000€ investiti Prodotto bancario (2,5%) Consulenza indipendente (1,3%)
Costo annuo 1.250€ 650€
Costo in 10 anni oltre 12.500€ circa 6.500€

Il calcolo vero, però, è ancora più impietoso, perché i soldi non spesi in costi restano investiti e a loro volta rendono. Su 50.000€, con un rendimento lordo ipotetico del 7,5% l'anno, su vent'anni la sola differenza di costo vale 33.853€ di capitale finale in più; con il 5% lordo, 21.475€. Lo si vede bene in un caso reale: una polizza che costava il 2,59% l'anno bruciava 1.295€ su 50.000€, contro lo 0,33% di uno strumento quotato con andamento analogo, cioè circa otto volte tanto.

Come leggere i tuoi costi reali: TER, RIY e costi ex-post del KID

La buona notizia è che oggi i costi si possono leggere, basta sapere dove guardare. Per i fondi e gli ETF il riferimento è il TER, l'indicatore di spesa corrente annua, che per un ETF azionario è molto basso, in media lo 0,22% (ESMA, rapporto 2025). Per le polizze conta l'indicatore di riduzione del rendimento, che mostra di quanto i costi abbassano il guadagno atteso ogni anno.

Esiste poi un documento che la normativa impone di consegnarti, il KID, dove trovi i costi una tantum e quelli ricorrenti, oltre al cosiddetto costo ex-post che riepiloga quanto hai pagato davvero. Strumenti come le guide della Consob e di Banca d'Italia per i risparmiatori spiegano come leggerli senza essere esperti. Dedicare mezz'ora a questi numeri, sul proprio estratto, è il modo più rapido per scoprire quanto si sta pagando.

Se vuoi farlo subito, il percorso è questo:

  • prendi l'ultimo rendiconto o il KID di ogni prodotto che possiedi e cerca le voci "spese correnti", "costi una tantum" e "costi ex-post";
  • somma le percentuali di ciascun prodotto e calcola la media pesata sul tuo capitale complessivo;
  • traduci il totale in euro all'anno, moltiplicandolo per il valore investito;
  • confrontalo con l'1,3% dell'esempio con soli ETF, o con il costo complessivo dell'alternativa che stai valutando: se il tuo numero è vicino al 2,5% o oltre, sai già da dove arriva il divario.

Domande frequenti

Se in banca non vedo spese, sto pagando lo stesso?

Sì. I costi dei prodotti bancari non compaiono come addebito separato, ma sono già trattenuti dal valore dei prodotti che possiedi. Non vederli sull'estratto non significa non pagarli, anzi è proprio ciò che li rende facili da ignorare.

Cosa sono il TER e l'indicatore RIY?

Il TER è la spesa corrente annua di un fondo o di un ETF, espressa in percentuale del capitale. L'indicatore di riduzione del rendimento, usato per le polizze, mostra di quanto i costi abbassano ogni anno il rendimento atteso: più è alto, più il prodotto è caro.

L'1% del consulente indipendente è in più o al posto degli altri costi?

È al posto, non in più. La parcella sostituisce le commissioni di distribuzione comprese nei prodotti, e con strumenti a basso costo come gli ETF il totale resta intorno all'1,3%; con altri strumenti, come i certificati, va sommato il loro costo, scritto nel KID.

Il 2% all'anno è davvero tanto?

Sì, molto più di quanto sembri, perché agisce ogni anno e su tutto il capitale. Su 50.000€ sono 1.000€ l'anno, che composti su vent'anni diventano decine di migliaia di euro: un punto percentuale di costo non è mai un dettaglio.

In sintesi

I costi dei prodotti bancari esistono anche quando non li vedi, e nei prodotti più venduti pesano da una volta e mezza a più del doppio di quanto costa una consulenza indipendente. La ragione non è la cattiveria di nessuno, ma un modello in cui il guadagno arriva dal collocamento dei prodotti, e quei prodotti devono pur pagare chi li vende. Tradurre ogni percentuale in euro, sul proprio capitale e sui propri anni di investimento, è il gesto che fa cadere il velo.

Una volta visti i numeri, la scelta diventa più semplice e più consapevole. Pagare l'1,3% di un portafoglio con soli ETF invece del 2,5% di un prodotto costoso non è un risparmio contabile, è capitale che resta investito e continua a rendere per te. La trasparenza, qui, non è una promessa di marketing: è la prima forma concreta di rendimento.

Guarda il video

Vuoi vederlo con un caso reale? Guarda il video qui sotto: al minuto 01:43 ti mostro una polizza che costava il 2,59% l'anno, cioè 1.295€ su 50.000€, a fronte dello 0,33% di uno strumento quotato con andamento analogo, circa otto volte più cara; al minuto 01:07 ti spiego perché i prodotti più venduti sono spesso i più costosi. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.

Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. I costi citati sono medie di categoria tratte da fonti ufficiali e possono variare nel singolo prodotto. Verifica sempre i costi reali sul KID e sulla documentazione del tuo intermediario.

Approfondimenti

Fonti esterne: ESMA – Costs and Performance of EU Retail Investment Products; Consob e Banca d'Italia – guide per i risparmiatori.

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