due salvadanai a fine percorso, uno più pieno dell'altro, a simboleggiare quanto si guadagna con un consulente autonomo

Consulente autonomo o banca: quanto cambia davvero, simulazioni alla mano

Due effetti che si sommano: il risparmio sui costi (1,3% contro 2,5%) e la gestione attiva con i certificati. Le simulazioni li traducono in euro.

«Va bene, l'autonomo costa meno e gestisce meglio. Ma alla fine, in euro, quanto si guadagna con un consulente autonomo rispetto alla banca?» È la domanda giusta, ed è anche la più onesta, perché obbliga a passare dagli slogan ai numeri. La risposta arriva da due effetti distinti che si sommano: il risparmio sui costi, che su 50.000 € può valere oltre 33.000 € in vent'anni, e il valore della gestione attiva con certificati e rotazione, che in un caso reale ha aggiunto 72.770 € su un orizzonte lungo. In questo articolo mettiamo in fila le simulazioni con tutti i parametri dichiarati, spieghiamo da dove arriva ogni cifra e diciamo con chiarezza anche cosa questi numeri non possono garantire.

«Quanto ci guadagno davvero?»: come leggere le simulazioni

Prima dei numeri, le regole per leggerli, perché una cifra senza parametri è propaganda. Ogni simulazione seria dichiara tre cose: il capitale di partenza, l'orizzonte temporale e se i valori sono lordi o netti, cioè prima o dopo tasse e parcelle. Senza questi tre dati, qualunque «+30.000 €» non significa nulla; con questi dati, puoi rifare i conti da solo.

C'è poi una distinzione che rende tutto più chiaro: la differenza rispetto alla banca nasce da due motori separati. Il primo è aritmetico e quasi certo, il risparmio sui costi: ciò che non paghi resta investito e si compone. Il secondo è gestionale e dipende dai mercati e dal metodo: il valore aggiunto di certificati, rotazione e gestione del rischio. Vanno tenuti distinti, perché hanno gradi di certezza diversi, e li vediamo uno alla volta.

Un esempio rende immediata la logica del «a parità di rendimento lordo»: se il mercato consegna un 6% lordo, con costi al 2,5% in tasca resta il 3,5%, con costi all'1,3% resta il 4,7%. Stesso mercato, stesso rischio, ma ogni anno 1,2 punti di rendimento cambiano proprietario. Le simulazioni che seguono non fanno altro che comporre questa differenza nel tempo.

Primo effetto: il risparmio sui costi

Il punto di partenza è il confronto tra il costo complessivo di un servizio indipendente, circa l'1,3% all'anno tutto incluso (1% di parcella più 0,3% di costo medio degli ETF), e il 2,5% tipico dei prodotti del modello tradizionale. Una differenza di 1,2 punti percentuali l'anno che, da sola, sembra poca cosa.

Composta nel tempo, smette di sembrarlo. Su 50.000 € investiti, a parità di rendimento lordo, la sola differenza di costi vale 9.945 € dopo 10 anni e 33.144 € dopo 20 anni di capitale finale in più. Non serve che i mercati facciano qualcosa di speciale, e non serve nemmeno indovinare nulla: è denaro che semplicemente non esce dal portafoglio ogni anno e continua a lavorare. Per questo è l'effetto più affidabile dei due, quello su cui si può contare a prescindere dalle stagioni di Borsa, e per questo ogni confronto serio tra banca e consulente autonomo dovrebbe partire da qui.

EffettoParametriDifferenza
Solo costi (1,3% vs 2,5%)50.000 €, 10 anni, stesso rendimento lordo+9.945 €
Solo costi (1,3% vs 2,5%)50.000 €, 20 anni, stesso rendimento lordo+33.144 €
Gestione attiva (certificati)caso reale, 33 anni, tasse e parcelle incluse+72.770 €

Secondo effetto: il valore della gestione attiva

Il secondo motore è il metodo: certificati accanto agli ETF, rotazione degli strumenti, gestione del rischio nei ribassi. Qui il riferimento è il caso studiato sul lungo periodo per l'integrazione pensionistica: lo stesso piano di accumulo, proiettato su 33 anni, arriva a 351.615 € con la gestione che include i certificati contro 278.845 € con i soli ETF. La differenza è di 72.770 €, con tasse e parcelle già calcolate in entrambi gli scenari: è il prezzo dell'inerzia, o il premio del metodo, a seconda di come la guardi.

Da dove arriva, in concreto, questo valore aggiunto? Da tre meccanismi che lavorano insieme. Le cedole dei certificati, incassate anche quando i mercati sono fermi o in moderato ribasso, tengono il piano in moto negli anni in cui i soli ETF girano a vuoto. La protezione delle barriere e gli alleggerimenti nei momenti peggiori evitano le perdite profonde, quelle da cui risalire costa anni. E la rotazione degli strumenti mantiene il capitale dove sta lavorando, invece che dove lavorava ieri.

Che il motore gestionale sia reale lo ha mostrato anche il quadriennio più difficile: nella simulazione partita nel 2019, attraversata da Covid e guerra, il piano gestito con rotazione e certificati ha reso l'11,76% annualizzato contro lo 0,64% dello stesso portafoglio lasciato fermo. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell'articolo dedicato al confronto con il «compra e tieni»: qui basta il punto essenziale, cioè che la gestione non è un orpello, è una parte misurabile del risultato.

La proiezione di lungo periodo

Mettendo insieme i due effetti, le proiezioni di lungo periodo usano un tasso prudenziale dell'8% annuo, con la parcella già sottratta. Con versamenti da 300 € al mese, dopo 33 anni il montante arriva nell'ordine dei 450.000 € lordi, circa 350.000 € al netto delle tasse: un capitale capace di generare una rendita superiore agli 800 € netti al mese, prelevando in modo sostenibile e lasciando il resto a rivalutarsi.

Vale la pena notare la parola «prudenziale»: l'8% non è il rendimento promesso, è l'ipotesi di lavoro scelta apposta sotto i risultati storici del metodo, proprio per lasciare margine agli anni cattivi. Le proiezioni serie si costruiscono così: ipotesi caute, costi inclusi, e la pazienza dell'interesse composto a fare il grosso del lavoro nella seconda metà del percorso, quando gli interessi maturati superano i versamenti e il montante inizia a correre da solo.

Anche la rendita finale segue una meccanica precisa, non un auspicio: da un capitale che rende intorno al 7% se ne preleva circa il 4% lordo, lasciando il resto reinvestito a proteggere il potere d'acquisto della rendita negli anni. È così che 350.000 € netti diventano un'integrazione mensile stabile, senza intaccare il capitale che la genera.

Attenzione: cosa NON garantiscono le simulazioni

L'onestà, qui, vale più del marketing. Il risparmio sui costi è quasi aritmetico, ma il rendimento di mercato non lo garantisce nessuno: gli anni negativi esistono, i casi reali citati riguardano periodi specifici e non si replicano a comando, e ogni proiezione resta un'ipotesi, per quanto prudente. Chi ti promette un risultato certo ti sta vendendo qualcosa, non ti sta informando.

Quello che le simulazioni dimostrano è altro, ed è già moltissimo: a parità di mercati, meno costi e una gestione metodica producono sistematicamente un risultato migliore dell'alternativa cara e immobile. La direzione del vantaggio è certa; l'entità dipenderà dalle stagioni che i mercati attraverseranno. Le guide di educazione finanziaria della Consob lo ripetono da anni: diffidare delle promesse, ragionare su costi e metodo.

Domande frequenti

Le simulazioni sono garantite?

No, e chi le presenta come certe non sta facendo informazione. Il risparmio sui costi è quasi aritmetico; i rendimenti dipendono dai mercati. Le cifre citate hanno parametri espliciti proprio perché ognuno possa verificarle e adattarle al proprio caso.

Conta di più il risparmio sui costi o la gestione?

Sono motori diversi: i costi danno un vantaggio quasi certo e costante (33.144 € in 20 anni su 50.000 €), la gestione un valore potenzialmente maggiore ma legato al metodo e ai mercati (+72.770 € nel caso reale su 33 anni). Insieme fanno la differenza complessiva.

Su quale capitale e orizzonte valgono questi numeri?

Gli esempi usano 50.000 € per l'effetto costi e un piano di lungo periodo per la gestione. Su capitali maggiori le cifre crescono in proporzione; su orizzonti più corti si riducono, perché l'interesse composto ha meno tempo per lavorare.

Vale anche per piccoli importi?

Il meccanismo sì, le proporzioni no: sotto circa 20.000 € di capitale, o 400 € al mese di risparmio, la parcella minima inciderebbe troppo e il vantaggio si assottiglia. Da lì in su, ogni anno di costi risparmiati e gestione metodica si somma al precedente.

In sintesi

Alla domanda «quanto si guadagna con un consulente autonomo rispetto alla banca» si può rispondere senza promesse, con due numeri dai parametri dichiarati: oltre 33.000 € in 20 anni di soli costi risparmiati su 50.000 €, e 72.770 € di valore aggiunto dalla gestione attiva nel caso reale di lungo periodo, tasse e parcelle incluse. Il primo effetto è quasi certo, il secondo dipende dal metodo e dai mercati: insieme spiegano perché due percorsi partiti dallo stesso punto arrivano a destinazioni così diverse.

La cosa migliore delle simulazioni, però, è che non chiedono fiducia: chiedono una verifica. Prendi i tuoi numeri, i costi reali dei tuoi prodotti e il tuo orizzonte, e rifai i conti: la differenza che troverai è la risposta personalizzata alla domanda del titolo.

Guarda il video

Vuoi vedere la proiezione completa? Guarda il video qui sotto: al minuto 15:48 ti mostro una proiezione di lungo periodo a un tasso prudente dell'8% annuo, con la parcella già sottratta; al minuto 16:33 ti faccio vedere il grafico in cui gli interessi composti superano i versamenti.

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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Le simulazioni hanno parametri dichiarati e finalità illustrative: i rendimenti passati e le proiezioni non garantiscono risultati futuri.

Approfondimenti

Fonti esterne: Consob – investor education; OCF – Albo dei consulenti autonomi e SCF.

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