Fondi intorno al 2% l'anno, polizze unit-linked fino a 2,5 punti in più, ETF azionari allo 0,5%, e una parcella dichiarata: tutto in una sola tabella, con le fonti.
Confrontare i costi di un investimento è più difficile di quanto sembri: ogni prodotto li esprime a modo suo, con sigle diverse, e non capita mai di vederli tutti insieme sulla stessa riga. Per questo abbiamo raccolto i costi di fondi e polizze, degli ETF e della consulenza indipendente in un'unica tabella, con i numeri e le fonti. A colpo d'occhio puoi vedere quanto si paga in media in ciascuna categoria: dai fondi, che nell'Unione europea costano intorno al 2% l'anno, alle polizze unit-linked, che costano in genere da 0,5 a 2,5 punti in più, fino alla parcella dichiarata del modello indipendente, a cui si sommano i costi degli strumenti. In questo articolo trovi la tabella, la guida per leggerla bene e la traduzione in euro su un capitale concreto.
Perché è difficile confrontare i costi (e perché serve una tabella)
L'opacità non è un caso, è un formato. I fondi esprimono le spese correnti in percentuale annua, le polizze li esprimono con indicatori tecnici come la riduzione del rendimento, le gestioni sommano voci diverse, e i costi una tantum di ingresso e uscita compaiono solo nei documenti che pochi leggono. Ognuno parla la sua lingua, e così il confronto, che sarebbe l'unica cosa davvero utile per decidere, non avviene quasi mai.
Eppure i numeri, presi categoria per categoria dalle rilevazioni delle autorità di settore, esistono e sono pubblici. Basta metterli in colonna, con la stessa unità di misura: il costo medio annuo in percentuale del capitale investito. È esattamente quello che fa la tabella qui sotto, pensata per essere salvata e consultata al bisogno.
La tabella: costi di fondi, polizze, gestioni e consulenza indipendente
| Categoria | Costo medio annuo | Fonte |
|---|---|---|
| Fondi azionari (media UE) | 1,9% | ESMA, rapporto 2025 |
| Fondi bilanciati (media UE) | 2,0% | ESMA, rapporto 2025 |
| Fondi obbligazionari (media UE) | 1,3% | ESMA, rapporto 2025 |
| Polizze unit-linked | da 0,5 a 2,5 punti più di un fondo comune | Banca d'Italia, 2025 |
| ETF azionari (media UE) | 0,5% (di cui costi correnti 0,22%) | ESMA, rapporto 2025 |
| Consulenza indipendente | 1% di parcella, più i costi degli strumenti | parcella dichiarata |
Fondi comuni e gestioni patrimoniali
Nell'Unione europea un fondo azionario costa in media l'1,9% l'anno, uno bilanciato il 2,0% e uno obbligazionario l'1,3%, sommando costi correnti e commissioni di ingresso e uscita: sono le medie 2020-2024 delle analisi europee dell'ESMA sui prodotti retail (edizione 2025), che stimano anche che circa il 48% dei costi dei fondi remuneri la distribuzione. Per le gestioni patrimoniali non esiste una media pubblica altrettanto solida: alla gestione si sommano spesso costi amministrativi e di negoziazione che il rendiconto distribuisce in voci separate, e il totale va ricostruito contratto per contratto.
Polizze unit linked e multiramo
Le polizze d'investimento sono spesso la categoria più cara: secondo uno studio della Banca d'Italia del 2025, le polizze unit-linked costano in genere da 0,5 a 2,5 punti percentuali l'anno più dei fondi comuni. I loro costi si leggono nell'indicatore di riduzione del rendimento, il RIY, che misura di quanto i costi abbassano ogni anno il rendimento atteso e che nei KID più recenti si chiama incidenza annuale dei costi. A questi si possono aggiungere caricamenti ed eventuali penali di riscatto: è il territorio dove il costo smette di essere un dettaglio e diventa uno dei primi fattori del risultato.
ETF e consulenza indipendente
All'estremo opposto ci sono gli ETF: nell'Unione europea un ETF azionario ha costi correnti medi dello 0,22% l'anno, contro l'1,38% dei fondi azionari, cioè circa un sesto (ESMA, rapporto 2025). Non hanno commissioni di ingresso o uscita come molti fondi, ma a ogni acquisto e vendita si pagano le commissioni di negoziazione e lo scarto fra prezzo di acquisto e di vendita. Una consulenza indipendente costruita su questi strumenti dichiara il suo costo in anticipo: l'1% di parcella più i costi degli strumenti: con un portafoglio di soli ETF, ipotizzando lo 0,3% l'anno, il totale è intorno all'1,3%; con i certificati il costo degli strumenti è diverso ed è scritto nel KID di ciascuno. La parcella è l'unica voce della tabella che arriva come una fattura visibile.
Cosa significa in euro: l'effetto su 50.000 € in 10 anni
Le percentuali si capiscono davvero solo tradotte in euro, sul proprio capitale e sui propri anni. Prendiamo 50.000 € investiti e un costo del 2,5% l'anno, livello che un prodotto del risparmio gestito può raggiungere, per esempio una polizza unit-linked: vale 1.250 € all'anno, 12.500 € in dieci anni a capitale costante. Lo stesso capitale all'1,3% dell'esempio con soli ETF costa 650 € all'anno, 6.500 € nel decennio: 6.000 € di differenza, senza contare che il denaro non speso resta investito e si compone. I costi reali dei tuoi prodotti sono scritti nel KID e nel rendiconto annuale dei costi.
Ed è qui che la tabella mostra il suo vero significato: non è una classifica di simpatia tra prodotti, è la mappa di quanto rendimento parte già assegnato prima ancora che i mercati si muovano. Tra la riga più cara e quella più economica ballano più di due punti percentuali l'anno: su orizzonti lunghi, è la differenza che decide il risultato. Vista così, nell'esempio la parcella è già compresa nell'1,3%: anche pagandola, il costo complessivo resta più basso di 1,2 punti l'anno. Vale se il portafoglio è fatto di strumenti a basso costo; con strumenti più cari il conto va rifatto.
Come leggere correttamente questi numeri
Tre avvertenze rendono il confronto onesto. Primo: sono medie di categoria, tratte da rilevazioni ufficiali, non il costo del singolo prodotto: il tuo fondo specifico può costare più o meno della media, e l'unico modo per saperlo è leggere il KID e i rendiconti. Secondo: ogni numero ha la sua fonte e il suo anno, qui il rapporto ESMA 2025 e lo studio della Banca d'Italia del 2025, perché i costi medi si muovono nel tempo, lentamente ma si muovono.
Terzo, il più importante: il confronto va fatto sul costo complessivo, non sulla singola voce: da una parte tutti i costi del prodotto, dall'altra la parcella più i costi degli strumenti. Una parcella visibile dell'1% può sembrare più cara di un prodotto "senza costi", finché non si somma tutto ciò che il prodotto trattiene dal suo valore, e che trovi nel rendiconto annuale dei costi. La tabella serve esattamente a questo: mettere ogni categoria nella stessa unità di misura, così che il "gratis" apparente e il costo dichiarato si possano finalmente guardare negli occhi.
Un'ultima avvertenza riguarda ciò che la tabella, per costruzione, non mostra: i costi una tantum. Commissioni di sottoscrizione all'ingresso, spese o penali di riscatto all'uscita, costi di intermediazione sulle movimentazioni: voci episodiche che si sommano a quelle ricorrenti e che, soprattutto nelle polizze, possono cambiare sensibilmente il conto finale. Quando confronti i tuoi prodotti con queste medie, aggiungile sempre al totale.
Domande frequenti
Perché i costi sono così diversi tra categorie?
Perché remunerano filiere diverse: un ETF replica un indice senza gestori da pagare né reti da commissionare, mentre fondi attivi e polizze devono coprire gestione, distribuzione e provvigioni. Più anelli ha la catena, più il costo annuo sale.
Cos'è l'indicatore RIY delle polizze?
È la "riduzione del rendimento": misura di quanti punti percentuali i costi complessivi abbassano ogni anno il rendimento atteso del prodotto. Per esempio, un RIY del 2,9% significa che la polizza deve rendere quasi tre punti l'anno solo per coprire i costi. Nei KID più recenti lo stesso concetto si chiama incidenza annuale dei costi.
L'1,3% della consulenza indipendente comprende gli strumenti?
L'1,3% è un esempio: la somma della parcella (1% annuo, con minimo e massimo dichiarati) e di un costo ipotizzato dello 0,3% per un portafoglio di soli ETF. Con strumenti diversi, come i certificati, il costo degli strumenti cambia ed è scritto nel KID di ciascuno. Il consulente non riceve provvigioni né retrocessioni dai prodotti; restano le commissioni di negoziazione dell'intermediario.
Quanto incidono i costi in 10 anni?
Su 50.000 € e a capitale costante, un costo del 2,5% l'anno vale 12.500 € nel decennio, contro 6.500 € all'1,3% dell'esempio con soli ETF: 6.000 € di differenza, che negli anni successivi continua a crescere perché il denaro non speso resta investito.
In sintesi
Messi nella stessa unità di misura, i costi raccontano una gerarchia chiara: nell'Unione europea i fondi costano in media intorno al 2% l'anno, le polizze unit-linked in genere da 0,5 a 2,5 punti in più, gli ETF azionari lo 0,5%. Su strumenti a basso costo una consulenza indipendente aggiunge una parcella dichiarata dell'1%: con soli ETF, un totale intorno all'1,3%. Su 50.000 € in dieci anni, la distanza fra un costo del 2,5% e uno dell'1,3% vale 6.000 € a capitale costante, e di più se il capitale cresce.
Tieni questa tabella come riferimento e usala nel modo più pratico possibile: prendi i tuoi prodotti, cerca i loro costi reali nel KID e mettili in colonna accanto a queste medie. Scoprire in quale riga ti trovi è il primo passo, e spesso anche il più utile, di qualunque revisione di portafoglio.
Guarda il video
Vuoi un esempio concreto di quanto pesano i costi? Guarda il video qui sotto: al minuto 01:43 ti mostro il caso di una polizza con costi del 2,59% contro lo 0,33% di uno strumento quotato con andamento analogo, circa otto volte più cara; al minuto 07:24 ti spiego come gli ETF costino una frazione e come quel risparmio diventi rendimento. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.





