Più "pilastri" (emittenti) che reggono un tetto, invece di uno solo.

Perché diversificare gli emittenti dei certificati, e chi è libero di farlo davvero

Libertà di scelta tra molti emittenti contro il catalogo della casa: ecco perché l'indipendenza conta quando si distribuisce il rischio sui certificati.

Quando si valuta un certificato, gli occhi corrono su rendimento e barriera, e quasi mai sulla domanda più importante: chi lo emette? Eppure è lì che abita il rischio numero uno dello strumento, perché se l'emittente entra in crisi, con una risoluzione o con il fallimento, l'investitore può perdere in tutto o in parte il capitale. Per questo la diversificazione degli emittenti è cruciale: distribuire i certificati su più nomi diversi evita di legare una fetta troppo grande del patrimonio alla solidità di una sola banca. In questo articolo vediamo come funziona il rischio emittente, qual è la regola pratica per gestirlo (almeno quattro emittenti quando i certificati affiancano gli ETF, almeno sei quando sono l'intero portafoglio), e per quale motivo un consulente indipendente, libero di scegliere sull'intero mercato, è nella posizione migliore per applicarla davvero.

Il rischio meno noto dei certificati: l'emittente

Un certificato è, tecnicamente, un'obbligazione di chi lo emette: una banca si impegna a pagare le cedole previste e a rimborsare il capitale secondo le regole del prospetto. Finché quella banca è solida, tutto funziona a prescindere dai suoi bilanci: i flussi dipendono dal sottostante, non dagli utili dell'emittente. Ma nello scenario estremo del default, il certificato entra nel fallimento come gli altri debiti: si diventa creditori, con tempi e percentuali di recupero incerti. E prima ancora del fallimento c'è la risoluzione: se una banca va in crisi, le autorità possono applicare il bail-in, che può ridurre o convertire in azioni anche i certificati da lei emessi.

È un rischio indipendente da tutto il resto, ed è questo a renderlo insidioso: puoi aver scelto il sottostante perfetto, la barriera più difensiva e la scadenza ideale, e portare comunque a casa il rischio della firma. Per lo stesso motivo non si "vede" nei grafici dello strumento: per valutarlo bisogna guardare la banca dietro al prodotto, la sua solidità e il suo peso complessivo nel tuo portafoglio.

Va detto con onestà: per gli emittenti vigilati dei mercati regolamentati il default è uno scenario raro. Ma raro non significa impossibile, e la storia finanziaria, anche recente, lo ricorda. La buona notizia è che questo rischio, a differenza dell'andamento dei mercati, si gestisce quasi interamente con una regola di costruzione del portafoglio: non dipendere mai troppo da un solo nome.

Diversificazione degli emittenti: la regola pratica

La regola è semplice da enunciare, e il riferimento è il portafoglio intero, non la sola parte in certificati. Quando i certificati affiancano gli ETF, non superano la metà del portafoglio e sono distribuiti su almeno quattro emittenti: così ciascuno pesa al massimo il 12,5% del totale. In un portafoglio fatto solo di certificati gli emittenti diventano almeno sei. E in ogni caso nessun singolo investimento supera il 15% del capitale, meglio se resta sotto il 10%.

Salendo a cinque, sei o più emittenti, ogni posizione scende sotto la soglia di guardia, e il rischio emittente passa da minaccia esistenziale a incidente assorbibile. È la stessa logica del non mettere tutte le uova nello stesso paniere, applicata però a un livello che quasi nessuno guarda: non i sottostanti, non i settori, ma le firme in calce agli strumenti. Un paniere può sembrare diversificato perché contiene dieci certificati su dieci sottostanti diversi e nascondere il fatto che otto portano la stessa firma.

Numero di emittenti Peso di ciascuno sulla parte in certificati
2 50%
3 circa 33%
4 25%
5 20%
6 o più 17% o meno

La tabella ipotizza pesi uguali, ma il principio resta anche con pesi diversi: la domanda di controllo è sempre "se questo emittente avesse problemi domani, quanto del mio capitale sarebbe coinvolto?". Il riferimento è il patrimonio intero: con i certificati a metà del portafoglio e quattro emittenti, ciascuno pesa il 12,5% del totale; sopra il 15% su un solo nome, la risposta dovrebbe mettere a disagio.

Perché conta la libertà di scelta

Qui entra in gioco un fatto poco noto, che riguarda chi ti propone gli strumenti. Una banca o una rete che colloca certificati tende, per struttura, a proporre quelli emessi dal proprio gruppo o dai partner commerciali: è il suo catalogo, ed è lì che maturano i suoi margini. Il risultato, per il cliente, è una concentrazione silenziosa: certificati anche validi singolarmente, ma firmati in gran parte dalla stessa casa, spesso proprio quella dove è depositato il conto.

Un consulente indipendente parte da una posizione opposta: nessun emittente "di casa", nessun margine sul collocamento, nessun obbligo di catalogo, libertà di scegliere sull'intero mercato tra tutte le banche che emettono. La selezione può così seguire solo i criteri giusti, dalla solidità dell'emittente alla qualità della struttura, e la regola dei quattro o più nomi diventa applicabile sul serio. Non è una questione di bravura, ma di vincoli: non si può diversificare davvero pescando da un solo catalogo.

Emittente e garanzia dei depositi: un equivoco da chiarire

Su questo punto circola un equivoco pericoloso: "tanto c'è la garanzia fino a 100.000 €". No: quella garanzia, gestita dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, copre i depositi in conto corrente, non gli strumenti finanziari. I certificati non vi rientrano, così come non vi rientrano azioni e obbligazioni: in caso di default dell'emittente non c'è alcun fondo che rimborsa, nemmeno se il certificato è custodito in una banca diversa da quella che lo ha emesso.

La protezione, per gli strumenti, passa da altre vie: la separazione patrimoniale per ciò che è depositato a tuo nome, e soprattutto la diversificazione per il rischio di chi emette. Saperlo cambia il modo di costruire il portafoglio: la sicurezza non va presunta, va progettata.

Come si costruisce un paniere ben diversificato

Nella pratica, un paniere di certificati ben fatto distribuisce il rischio su più assi contemporaneamente. Gli emittenti, prima di tutto: almeno quattro, di gruppi bancari realmente distinti, con pesi equilibrati. Poi le barriere, su livelli diversi di protezione, e le scadenze, scaglionate nel tempo perché non arrivino tutte insieme nello stesso semestre. Infine i sottostanti, scelti su settori e aree geografiche differenti, privilegiando quelli meno volatili.

Il risultato è una componente di portafoglio in cui nessun singolo evento, il default di una banca, il crollo di un settore, una scadenza infelice, può fare danni decisivi. Per dare un'idea della pratica, un paniere pensato per il recupero delle minusvalenze può contare anche una ventina di certificati di tipologie diverse, distribuiti su più emittenti: tanti strumenti, tante firme, nessuna dipendenza da un nome solo. Le guide di educazione finanziaria della Consob sui prodotti complessi insistono sul punto di partenza: capire chi emette e cosa si possiede. Il glossario di Borsa Italiana aiuta con i termini tecnici, dalla barriera al sottostante.

Domande frequenti

Cos'è il rischio emittente?

È il rischio legato alla solidità della banca che emette il certificato: in caso di suo fallimento si diventa creditori dell'emittente, con recupero incerto. Non dipende dall'andamento del sottostante ed esiste anche nei certificati più prudenti.

Quanti emittenti servono?

La regola pratica è almeno quattro emittenti realmente distinti quando i certificati affiancano gli ETF, almeno sei quando sono l'intero portafoglio, con pesi equilibrati: così nessun nome supera il 12,5-15% del patrimonio.

I certificati sono garantiti come i depositi?

No: la garanzia dei depositi copre i conti correnti fino a 100.000 €, non gli strumenti finanziari. Per i certificati la protezione dal rischio emittente è una sola: non concentrare il capitale su pochi nomi.

Perché una rete diversifica meno gli emittenti?

Per struttura, non per pigrizia: il catalogo di una rete tende a privilegiare i certificati del proprio gruppo o dei partner, dove maturano i margini di collocamento. La diversificazione vera richiede libertà di scelta sull'intero mercato, che è la condizione di partenza di un indipendente.

In sintesi

Il rischio più importante di un certificato non si vede nel prospetto dei rendimenti: è la firma di chi lo emette. Si gestisce con una regola precisa, almeno quattro emittenti realmente diversi accanto agli ETF, almeno sei in un portafoglio di soli certificati, e nessun nome dominante, ricordando che la garanzia dei depositi qui non c'entra nulla. E si applica davvero solo quando chi seleziona gli strumenti è libero di pescare sull'intero mercato, senza un catalogo di casa da privilegiare.

Prima di guardare il rendimento del prossimo certificato, quindi, fai l'inventario delle firme che hai già in portafoglio: se si ripetono, la tua diversificazione è meno solida di quanto sembri. È un controllo che richiede dieci minuti e che vale, letteralmente, la differenza tra un incidente e un disastro.

Guarda il video

Vuoi vedere un paniere diversificato? Guarda il video qui sotto: al minuto 09:53 ti spiego perché i certificati si scelgono in un paniere, con barriere e scadenze diverse; al minuto 10:13 perché le perdite grandi sono così difficili da recuperare e contenerle è la priorità di ogni portafoglio. Sotto il video trovi le note con le precisazioni.

Note al video. Il video presenta il mio servizio di consulenza e non è una raccomandazione personalizzata. Gli esempi sono ipotetici. La simulazione dal 2019 è un portafoglio ricostruito oggi con strumenti quotati e prezzi reali di quegli anni, non il risultato di un cliente, e i rendimenti passati non sono un indicatore affidabile di quelli futuri. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita del capitale. Sono un consulente finanziario autonomo, iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari e vigilato dall’OCF. Oggi l’adesione si può fare anche a distanza, con la firma elettronica qualificata, oppure in studio.

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